Va pensiero su l’ali dorate

E’ di ieri questa bellissima affermazione del nostro amato Senatùr: “bisogna dire basta al far martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord. Un nostro ragazzo è stato ‘bastonato’ agli esami perché aveva portato una tesina su Carlo Cattaneo”1
Non voglio entrare nel merito della polemica, né parlare del fatto che senza docenti meridionali non ci sarebbe abbastanza personale per coprire tutte le cattedre degli istituti del nord2.
Quello che non ho letto su molti giornali è che il nostro ragazzo pare sia tale Renzo, figlio di Umberto Bossi, bocciato per la seconda volta all’esame di maturità a cui si era presentato, guardacaso, con una tesina su Cattaneo dal titolo «La valorizzazione romantica dell’appartenenza e dell’identità».3 Adoro la tendenza di questi ultimi tempi per cui quando un figlio ha problemi a scuola è colpa delle istituzioni. Ma del resto se un presidente del consiglio non si può fidare della magistratura, perché un genitore dovrebbe fidarsi di un docente? Ed ora che ci penso perché i cittadini in genere dovrebbero fidarsi delle forze dell’ordine, dei sindaci, dei consiglieri e di tutto ciò che ha a che fare con la cosa pubblica? La sfiducia è un circolo vizioso. Fortuna che c’è il papa a dirci in cosa dobbiamo credere e quale sia il modo di vita di un onesto cittadino!

  1. fonte La Repubblica []
  2. fonte La Repubblica []
  3. fonte L’Unità - Bossi, il caso del figlio bocciato - Marcella Ciarnelli []

Argomento: Politica. Data: 21 Luglio 2008 Autore: ZioMimmo | | 0 Commenti

Ognuno è colui che è

Sono un bel po’ di giorni che sto discretamente fulminato1. E’ tutta colpa delle dicotomie in cui puntualmente mi ritrovo. Non c’è niente di più bello che porsi quesiti interessanti e risolverli ma, per la barba di Socrate, ci sono settimane in cui non riesco a far altro che girare intorno alla soluzione, come ipnotizzato dal più irrazionale tra gli irrazionali, quello che lega tra loro i punti della spirale aurea. Ogni istante più vicino al centro, ma perfettamente conscio dell’impossibilità di raggiungerlo.
Mi sento una specie di Amleto intalliato alla ricerca delle parole con cui formulare il suo problema. “Essere o non essere” è troppo poco. L’essenziale è invisibile agli occhi, ne sono consapevole. Eppure non riesco a smettere di guardare. Ho bisogno d’aria, di spazi aperti. Fortuna che, per viaggiare, la mente è abbastanza. Peccato che anche quella sia un limite, come nei caroselli di nuvole: le nuvole non hanno forma eppure spesso mostrano immagini bellissime o terribili. Ma siamo veramente noi a decidere che forma abbia una nuvola?

Non e’ felice, la vita, a Raissa. Per le strade la gente cammina torcendosi le mani, impreca ai bambini che piangono, s’appoggia ai parapetti del fiume con le tempie tra i pugni, alla mattina si sveglia da un brutto sogno e ne comincia un altro. Tra i banconi dove ci si schiaccia tutti i momenti le dita con il martello o ci si punge con l’ago, o sulle colonne di numeri tutti storti dei registri dei negozianti o dei banchieri, o davanti alle file di bicchieri vuoti sullo zinco delle bettole, meno male che le teste chine ti risparmiano dagli sguardi torvi. Dentro le case e’ peggio, e non occorre entrarci per saperlo: d’estate le finestre rintronano di litigi e piatti rotti.

Eppure, a Raissa, a ogni momento c’e’ un bambino che da una finestra ride a un cane che e’ saltato su una tettoia per mordere un pezzo di polenta caduto a un muratore che dall’alto dell’impalcatura ha esclamato: – Gioia mia, lasciami intingere! – a una giovane ostessa che solleva un piatto di ragu’ sotto la pergola, contenta di servirlo all’ombrellaio che festeggia un buon affare, un parasole di pizzo bianco comprato da una gran dama per pavoneggiarsi alle corse, innamorata d’un ufficiale che le ha sorriso nel saltare l’ultima siepe, felice lui ma piu’ felice ancora il suo cavallo che volava sugli ostacoli vedendo volare in cielo un francolino, felice uccello liberato dalla gabbia da un pittore felice di averlo dipinto piuma per piuma picchiettatto di rosso e di giallo nella miniatura di quella pagina del libro in cui il filosofo dice: «Anche a Raissa, citta’ triste, corre un filo invisibile che allaccia un essere vivente a un altro per un attimo e si disfa, poi torna atendersi tra punti in movimento disegnando nuove rapide figure cosicche’ a ogni secondo la citta’ infelice contiene una citta’ felice che nemmeno sa di esistere»2

Esistere è esserene consapevole? E’ solo un problema di relazioni. Tra se e se.

  1. discretamente: di grandezza, che non è continua []
  2. Italo Calvino - Le città invisibili []

Argomento: Filosozia. Data: 16 Luglio 2008 Autore: ZioMimmo | | 0 Commenti

Dire quasi la stessa cosa

Che cosa vuol dire tradurre? La prima e consolante risposta vorrebbe essere: dire la stessa cosa in un’altra lingua. Se non fosse che, in primo luogo, noi abbiamo molti problemi a stabilire che cosa significhi “dire la stessa cosa”…1
Nel 1993 De Andrè propose a Beppe Barra di tradurre ed interpretare in napoletano Bocca di rosa. Beppe Barra ha praticamente riscritto il pezzo insieme a Vincenzo Salemme ed il risultato è a dir poco sorprendente: i due pezzi raccontano la stessa storia, ma quello napoletano non è affatto la traduzione del testo originale. Un po’ come dire quel che noi chiamiamo col nome di rosa, anche se lo chiamassimo d’un altro nome, serberebbe sempre lo stesso dolce profumo… però non lo chiameremo profumo…

  1. Umberto Eco - Dire quasi la stessa cosa - Introduzione []

Argomento: La vita l'universo e tutto il resto. Data: 15 Luglio 2008 Autore: ZioMimmo | | 0 Commenti

Morire di lavoro

La sicurezza sul lavoro non è solo una questione di caschi. Dallo spot del ministero del lavoro, che potete vedere sul sito www.iolavorosicuro.it, pare quasi che gli incidenti sul lavoro siano colpa dei lavoratori. Dal punto di vista dialettico forse questa cosa è vera: sono stato io a decidere di lavorare pur senza la dovuta formazione o precauzioni, se muoio è colpa mia che ho lavorato al posto di incrociare le braccia. Ma se la formazione nessuno me la fa oppure il casco il mio datore di lavoro non me lo da?

Il parallelo col lavoro nero nel mezzogiorno è banale:

1) ci sono più potenziali lavoratori che posti di lavoro
2) la maggior parte dei potenziali lavoratori non dispone di alcuna fonte esterna di sostentamento e quindi ha necessità di lavorare1

quindi) se rifiuto la proposta di lavorare nel sommerso, il mio datore di lavoro nero troverà una qualunque altra persona disposta ad accettarla.

Sostituite lavoro nero con lavoro in sicurezza ed il gioco è fatto. Il resto è solo un modo per distrarre l’attenzione pubblica dal nocciolo della questione.

  1. lavorare per vivere, non vivere per lavorare!!! []

Argomento: La vita l'universo e tutto il resto, Politica. Data: 14 Luglio 2008 Autore: ZioMimmo | | 0 Commenti

Tanto non è poi così tanto…

Ho appena letto un articolo interessante approposito dell’indebitamento degli italiani. Quelli che mi conoscono mi hanno spesso sentito parlare del problema della poca propensione al risparmio1 ma soprattutto della rateizzazione dei debiti che è una cosa che ho sempre trovato allucinante, come andare da un secondo strozzino per estinguere il debito che ho con il primo. Il problema è tutto nella moneta. Non c’è trucco, non c’è inganno. La moneta è la fonte di tutti i debiti. Tanti soldi vuol dire tanta ricchezza, ma anche (e soprattutto), tanto debito. Il motivo si può capire in poco più di 7 minuti, guardando il filmato presente nell’articolo citato.


Altre informazioni a questo link.

  1. e quante volte ci siamo detti, cazzo qua tutti a lamentarsi che non si arriva a fine mese eppure i ristoranti sono pieni, ed in giro vanno tutti in macchina nonostante il prezzo della benzina! []

Argomento: La vita l'universo e tutto il resto, Politica. Data: 13 Luglio 2008 Autore: ZioMimmo | | 0 Commenti

Pagina successiva »

Eliminate DRM!
Protect your freedom!