E’ di qualche giorno fa un articolo del Guardian, riportato su Punto Informatico di oggi, che parla di come un computer fatto di batteri invece che del solito silicio, riesca a risolvere un complesso problema matematico. Il problema in questione, tra l’altro, è il più complesso tra i possibili problemi computazionali: si tratta del problema del commesso viaggiatore, un problema classificato come NP-hard.
La cosa interessante è che il funzionamento di queste macchine a batteri è tale che la complessità del problema non influisce radicalmente sul tempo della sua soluzione, al contrario di ciò che accade nei computer classici. Ecco, per chiarezza, un breve esempio. Il problema del commesso viaggiatore consiste nel trovare il percorso che partendo da una città permetta di tornare alla stessa, visitando altre città una sola volta e coprendo la minore distanza possibile. Ebbene risolvere un problema simile con una decina di città significa, per un computer tradizionale, fare circa quattro di milioni di confronti (se le città sono 14 i confronti arrivano ad essere 43.589.145.600 ossia 14!/2), mentre un computer a batteri potrebbe sempre risolverlo in una sola mossa, aumentando semplicemente il numero dei batteri. Dall’altro lato, anche aumentando il numero di CPU che concorrano alla soluzione del problema il numero di confronti da effettuare resterebbe invariato…
La cosa interessante è che i dati e il metodo risolutivo del problema sono scritti all’interno del DNA dei batteri stessi che semplicemente riproducendosi scrivono la soluzione nel DNA dei batteri figli… Quando ho letto quest’articolo ho espresso le mie perplessità a Poltiglia, il mio amico immaginario, il quale mi ha risposto pressappoco così:
Considerato che la memoria di voi stupidi umani, col suo insieme complesso di relazioni tra informazioni, può essere sempre tradotta in una struttura a grafo – www.thebrain.com – come già il filosofo pragmatista americano C.S. Peirce aveva teorizzato all’inizio del secolo scorso ed i problemi sui grafi sono quelli che rappresentano meglio i problemi “naturali” e quelli che le vostre creature di silicio hanno più difficoltà a risolvere (in termini di tempi di computazione ndZ), ogni intelligenza artificiale batterica ha esattamente le potenzialità di ogni intelligenza umana.
A quel punto mi sono ricordato che anche noi abbiamo un problema ed un po’ di dati codificati nel nostro DNA… e il cerchio si è chiuso: il mezzo è messaggio, dunque la prossima volta che mi arriva un telegramma leggerò il postino (cinese).
