Una rosa è una rosa, è una rosa? E’ una rosa.
Il bello di scrivere con un programma di videoscrittura è la semplicità con cui si possono cambiare tutte le occorrenze di una determinata parola in una parola differente. Certo non è pensabile ottenere la sceneggiatura di Via col vento partendo da Guerra e pace semplicemente sostituendo tutti gli Anna in Rossella, i principe Andrej in Rhett e Mosca con Atalanta, però forse il lavoro restante non sarebbe eccessivo1. Non credo che il mezzo sia il messaggio, credo però che i simboli rivestano maggior importanza di quanto raccontino generalmente a scuola. I simboli creano aspettative ed influenzano il modo in cui un messaggio viene percepito. Le conoscenze pregresse incidono sul modo in cui percepiamo la realtà? Se la risposta a questa domanda fosse si, sarebbe possibile trovare simboli così forti da indurre un ascoltatore a valutare in maniera differente un qualunque fenomeno o evento. Con questi simboli si potrebbe, in pratica, modificare volontariamente il modo in cui altre persone percepiscono la realtà. In altre parole esisterebbe la magia nel senso fabulistico del termine.
Abracadabra.
Stanotte, nella meravigliosa cornice del Kodak Theatre di Hollywood - Los Angeles, l'attrice Gwyneth Paltrow ha ricevuto l'Oscar come migliore attrice protagonista per il film Shakespeare in Love di John Madden.
Stanotte, nella meravigliosa cornice del Teatro delle Terme Nuove di Castellammare di Stabia - Napoli, l'attrice Pupetta Scognamiglio ha ricevuto il Catello2 come migliore attrice protagonista per il film Il pescatore di Pozzuoli di Gennaro Esposito.
E ora ditemi se, secondo voi, quella che chiamiamo rosa, avrebbe lo stesso profumo con qualsiasi altro nome.
Giuseppe e Maria sono una coppia di giovani sposi di Boscoreale. Per mesi provano, senza riuscirci, ad avere un figlio. Poi, finalmente, Maria rimane incinta e decide di recarsi da una famosa cartomante del suo quartiere per sapere cosa le riserva il futuro. La cartomante le predice che suo figlio sarà fonte di guai: il padre morirà per mano del figlio mentre, per quanto riguarda la madre, meglio non dire che potrebbe succedere. L'unica soluzione è che il figlio non resti nel suo paese natale.
Poiché i coniugi si fidano molto della maga, decidono di abbandonare il bambino appena nato gettandolo in un cassonetto. Il bimbo viene trovato poche ore dopo l'abbandono e il suo salvatore, un uomo di Terzigno, decide di adottarlo. Ciro, così il padre adottivo decide di chiamare il piccolo, cresce e diventa un tipo in gamba. Fa palestra, va bene a scuola, ma le sue amicizie non sono delle migliori, tant'è che è un ragazzo molto orgoglioso e facile all'ira. Appena diplomato, essendo in dubbio se provare il concorso per diventare finanziere, oppure trasferirsi a nord per lavorare in fabbrica, decide di consultare una cartomante. La cartomante gli predice che se resterà nel suo paese natale ucciderà il padre, mentre con la madre... meglio non parlarne.
A quel punto Ciro, non sapendo di essere stato adottato, decide di andar via. Il giorno della partenza, alla rotonda di Passanti, un signore con una kadett bianca gli taglia la strada. Il giovane è costretto ad una frenata brusca e rompe il cerchio in lega della Golf. Scende dalla macchina e comincia a bestemmiare. L'altro uomo, che ha avuto una giornata difficile, risponde agli insulti con insulti. La discussione degenera, Ciro prende il ferro dal portaoggetti e gli spara. Dato che è incensurato, beneficiando dell'indulto, non va in galera.
Poiché comunque la sua fedina penale sporca, ed è difficile per lui trovare un lavoro, mettendo a frutto le sue conoscenze, qualche mese dopo apre una scuola di balli latino americani a Boscoreale. Maria, rimasta vedova, decide di cominciare una nuova vita. Incitata dalle amiche si iscrive in palestra dove c'è un giovane istruttore di balli di gruppo che è un figo esagerato. Maria è tutt'altro che vecchia, mentre Ciro, per la vita che ha fatto, sebbene giovane, non è proprio un ragazzino. I due si innamorano e decidono di sposarsi. La profezia della cartomante è completa: Ciro ha ucciso il padre e sposato la madre.
Chissà se oggi si darebbe la stessa importanza alla psicologia Freudiana, se tutti gli uomini che hanno un rapporto morboso con la madre venissero definiti come affetti del morbo di Ciro.
- Vedi U. Eco - Il pendolo di Focault [↩]
- Oscar è il nomignolo affibiato alla statuetta, data in premio ai vincitori dell'Academy Award of Merit, da Margaret Herrick, direttrice dell'Accademy of Motion Picture Arts and Sciences, che esclamò vedendola: "Somiglia tantissimo a mio zio Oscar!". A Castellammare Catello è un nome comune di persona... [↩]
Argomento: La vita l'universo e tutto il resto, Filosozia. Data: 7 Gennaio 2008 Autore: ZioMimmo | | 0 Commenti
Vivo in un altro mondo
E’ bello vivere in un mondo sfumato, dove tutto è avvolto da una foschia non troppo densa. Quando i contorni non sono netti ed ogni cosa si confonde col resto, sei consapevole che per te è lo stesso. Confuso col resto del mondo, ti senti più partecipe dell’Universo. Un contorno netto dà l’impressione che ogni cosa sia chiusa e limitata. Sai dove comincia, sai dove finisce. Un contorno sfumato dà l’impressione che una cosa non abbia una vera fine, le cose sono perse l’una nell’altra. Diverso è il modo in cui provi le solite sensazioni. E’ un po’ come nei sogni: non c’è mai un contorno netto ed ogni cosa è pronta a trasformarsi in ogni altra. E’ la trasformazione continua, l’idea che diventa altra idea, che permette quell’evoluzione costante che è la nostra vita. Non è la vita ad essere sogno, ma il sogno ad essere vita. Tutte le persone si alimentano di sogni. Il problema è che col passare del tempo se ne dimenticano e cominciano ad alimentarsi d’altro. Dato che c’è sempre meno nebbia in giro, l’unico modo per non vedere le differenze e sembrare parte dell’Universo è omologarsi. Dall’Universo si passa al sistema. Il sistema si ingrossa mangiando i nostri sogni e noi cominciamo a trasformarci in elementi sempre più indistinti nel sistema stesso. La cosa tragica è che questa cosa succede con coscienza e in molti sono convinti che sia l’unica cosa possibile. Io sono ciò che di me mostro agli altri. Dato che me stesso è andato a farsi fottere a causa dell’omologazione, lo sostituisco con qualche altra cosa. Se non ho me stesso non ho niente, per cui devo per forza prendere qualcosa dall’esterno e farlo mio.
Vorrei che tutto ciò che mi circonda assumesse quel contorno sfumato tipico di ogni sogno. Vorrei che tutti si rendessero conto che “io sono colui che sono” è il punto di partenza non quello a cui tornare. Vorrei che tutti si rendessero conto di essere parte distinta di un tutto indistinto, dove ogni persona è necessaria, ma nessuna da sola è sufficiente. Vorrei che nessuno usasse la nebbia come nascondiglio ma ognuno, conscio del fatto di essere parte del tutto, si sentisse libero di esprimere se stesso nella maniera in cui ritiene opportuno. Odio ciò che ti dice cosa sei e come devi essere per esprimere ciò che sei. Odio tutto ciò che è sistema. Amo la nebbia.
Argomento: Filosozia. Data: 25 Novembre 2007 Autore: ZioMimmo | | 0 Commenti
Io sono un po’ zingaro
Ultimamente non si fa che parlare di rom. Violentano donne (tra l’altro di una certa età), le riducono in fin di vita e le gettano (ancora vive), nelle scarpate. Rapinano le ville di persone oneste e benestanti (gente che ha costruito con sacrifici la loro posizione), usando tecniche barbare in voga nel periodo del far west, ma oramai abbandonate dai nostri malviventi (a meno che non si tratti di criminalità organizzata). Deturpano le strade decorose della nostra città (magari non bella, ma tenuta con cura), accalcandosi ai semafori per chiedere elemosina (diavolo hai braccia e gambe, va a lavorare la terra come fanno i nordafricani che invece sono brave persone!). Usano i bambini per i loro turpi scopi. Magari non sono nemmeno i loro figli, perché i rom usano i bambini come merce di scambio. Certo quello dei rom è un problema serio e sentito soprattutto da quando la Romania è entrata a far parte della Comunità Europea. La TV non ci risparmia da nulla che sia rom. Siamo talmente tanto bombardati mentalmente dalla questione rom che, quando in ogni comitiva che si rispetti volano gli insulti per questioni economiche, è caduta in diuso la parola tirchio, in favore di zingaro.
Quando penso a zingaro, mi tornano in mente Mercedes bianche con i sediolini inpellicciati che trainano roulotte con antenna parabolica. Una casa che cammina. Tutto ciò di cui ha bisogno una famiglia per vivere c’è. Fortuna che io sia single e di poche pretese. Tutto ciò di cui ho bisogno entra nel bagagliaio di una Passat (e scusate se è poco). Cosa ti serve? Chidimi qualcosa che ti risolva il momento e ci sarà.
Non è una banale questione di contenuti materiali. Ripenso alle case che ho cambiato e ai pezzi della mia vita che non riesco a slegare da certi posti. Ripenso alla mia vecchia auto alle persone che sono state al mio fianco durante questi ultimi anni. Dove sono adesso? Cosa sono diventate? Le persone stanziali incentrano la loro vita in un posto. Hanno un unico punto di vista privilegiato. E io? Corro ancora, come sempre, alla ricerca di qualcosa che intuisco appena. O forse corro soltanto nella speranza di perdere definitivamente il ricordo di quell’unica volta in cui ero certo di avere insieme a me, senza legami con un luogo preciso, l’unica cosa importante per la vita, l’universo e tutto il resto.
Chi ha una casa non sa, perché non ha bisogno di sapere. Ha semplicemente altri problemi. Ma io certe cose non le capirò mai: sono solo un nomade.
Argomento: La vita l'universo e tutto il resto, Filosozia. Data: 2 Novembre 2007 Autore: ZioMimmo | | 0 Commenti
Questioni politiche
Stamattina, come spesso accade durante la pausa sigaretta, si discuteva con alcuni compagni-colleghi di politica. Dopo alcuni commenti sullo scandalo primarie a Napoli, siamo stati distratti dal passaggio della nuova infermiera in servizio presso lo stabilimento. Essendo noi seri professionisti non ci siamo lasciati distrarre, tranne che per pochi istanti, ed abbiamo continuato ad interrogarci su questioni di dottrina. Per verificare le idee espresse mi è stato proposto di lanciare questo sondaggio:
Quale di queste posizioni è la più comunista?
- 69 (77%, 10 Votes)
- Pecorina (15%, 2 Votes)
- Missionario (8%, 1 Votes)
Total Voters: 13
Argomento: Filosozia, Politica. Data: 18 Ottobre 2007 Autore: ZioMimmo | | 1 Commento
La notte in cui tutte le vacche sono nere
Fredda è la mano, le ossa, il cuore,1
freddo è il corpo del viaggiatore.
Non sà quel che il destino gli porta,
quando il sole è calato e la luna è morta.
Sono steso sul letto interrogandomi, ancora una volta, su perché tutto sia. Il poco sonno di queste notti, accompagnato dal molto vino mi permette una certa consapevolezza della mia essenza. I miei sensi sono affievoliti, i muscoli rilassati. Mi sento gallegiare in un contenitore di ovatta. Il rumore della ventola del pc, con il suo suono monotono, mi culla.
Cosa sono?
In questo senzo potrei definirmi un ricercatore, ma preferisco vedermi come un esploratore. Ovviamente non lavoro sempre: sono un esploratore a tempo perso. Nel resto del mio tempo sono un semplice viaggiatore.
Quando da piccolo qualcuno mi chiedeva che lavoro avrei voluto fare da grande rispondevo l’astronauta. L’astronauta è oggi il massimo esponente della classe degli esploratori. Il viaggio è una tematica che mi porto dietro da una vita. Non me la riesco a scrollare di dosso. Chi mi conosce sa bene quanto ami viaggiare. Non mi riferisco solo ai viaggi fisici o a quelli che faccio quando ho la mente obnubilata dalle neurotossine. Basta una piccola spinta per farmi volare tra nuvole sillogiche, correre su binari dialettici, inerpicarmi tra sentieri semiotici.
Mi piace soprattutto viaggiare di notte e in compagnia2. Il momento più bello è quando la notte sta per finire e sai che stai per tornare a casa. E’ il momento in cui i nodi vengono al pettine, il momento di tirare le conclusioni. Lo stesso momento è anche il momento più freddo e buio del tuo viaggio. Ti stringi ai tuoi pensieri e a quelli dei tuoi compagni come i pinguini quando si riscaldano in branco nella tormenta antartica. Tutti i punti di riferimento sono persi: devi orientarti da solo.
Fortuna che tra un po’ tornerà la luce.
- tratto da ‘Il Signore degli Anelli’, JRR Tolkien [↩]
- ’o sann’ pur’ ‘o circolett’ bella Mariano e Paolè [↩]
Argomento: Filosozia. Data: 15 Ottobre 2007 Autore: ZioMimmo | | 0 Commenti
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