Ognuno è colui che è
Sono un bel po’ di giorni che sto discretamente fulminato1. E’ tutta colpa delle dicotomie in cui puntualmente mi ritrovo. Non c’è niente di più bello che porsi quesiti interessanti e risolverli ma, per la barba di Socrate, ci sono settimane in cui non riesco a far altro che girare intorno alla soluzione, come ipnotizzato dal più irrazionale tra gli irrazionali, quello che lega tra loro i punti della spirale aurea. Ogni istante più vicino al centro, ma perfettamente conscio dell’impossibilità di raggiungerlo.
Mi sento una specie di Amleto intalliato alla ricerca delle parole con cui formulare il suo problema. “Essere o non essere” è troppo poco. L’essenziale è invisibile agli occhi, ne sono consapevole. Eppure non riesco a smettere di guardare. Ho bisogno d’aria, di spazi aperti. Fortuna che, per viaggiare, la mente è abbastanza. Peccato che anche quella sia un limite, come nei caroselli di nuvole: le nuvole non hanno forma eppure spesso mostrano immagini bellissime o terribili. Ma siamo veramente noi a decidere che forma abbia una nuvola?
Non e’ felice, la vita, a Raissa. Per le strade la gente cammina torcendosi le mani, impreca ai bambini che piangono, s’appoggia ai parapetti del fiume con le tempie tra i pugni, alla mattina si sveglia da un brutto sogno e ne comincia un altro. Tra i banconi dove ci si schiaccia tutti i momenti le dita con il martello o ci si punge con l’ago, o sulle colonne di numeri tutti storti dei registri dei negozianti o dei banchieri, o davanti alle file di bicchieri vuoti sullo zinco delle bettole, meno male che le teste chine ti risparmiano dagli sguardi torvi. Dentro le case e’ peggio, e non occorre entrarci per saperlo: d’estate le finestre rintronano di litigi e piatti rotti.
Eppure, a Raissa, a ogni momento c’e’ un bambino che da una finestra ride a un cane che e’ saltato su una tettoia per mordere un pezzo di polenta caduto a un muratore che dall’alto dell’impalcatura ha esclamato: – Gioia mia, lasciami intingere! – a una giovane ostessa che solleva un piatto di ragu’ sotto la pergola, contenta di servirlo all’ombrellaio che festeggia un buon affare, un parasole di pizzo bianco comprato da una gran dama per pavoneggiarsi alle corse, innamorata d’un ufficiale che le ha sorriso nel saltare l’ultima siepe, felice lui ma piu’ felice ancora il suo cavallo che volava sugli ostacoli vedendo volare in cielo un francolino, felice uccello liberato dalla gabbia da un pittore felice di averlo dipinto piuma per piuma picchiettatto di rosso e di giallo nella miniatura di quella pagina del libro in cui il filosofo dice: «Anche a Raissa, citta’ triste, corre un filo invisibile che allaccia un essere vivente a un altro per un attimo e si disfa, poi torna atendersi tra punti in movimento disegnando nuove rapide figure cosicche’ a ogni secondo la citta’ infelice contiene una citta’ felice che nemmeno sa di esistere»2
Esistere è esserene consapevole? E’ solo un problema di relazioni. Tra se e se.
Argomento: Filosozia. Data: 16 Luglio 2008 Autore: ZioMimmo | | 0 Commenti
Caro Legislatore
Le parole di Luciano di Samostata, retore greco di origini siriane vissuto intorno al 100 a.C., scelte per la traduzione dal greco della seconda prova dell’esame di maturità, dovrebbero essere di monito a tutte quelle persone che propongono la revisione dei libri di storia. Ve ne propongo una traduzione.
Così dunque deve essere per me lo storico: impavido, incorruttibile, libero, amante della franchezza e della verità, e come dice il comico, capace di chiamare i fichi, fichi, e la barca, barca, di non risparmiare o concedere nulla per odio o per amicizia; non deve avere riguardo, pietà, vergogna, o paura;sia un giudice imparziale, benevolo verso tutti ma non al punto di concedere a nessuno più di quel che gli è dovuto; nelle proprie opere deve essere straniero, senza patria, indipendente da ogni potere, uno che non calcola che cosa ne penserà l'uno o l'altro ma che racconta i fatti così come sono accaduti.
Tucidide per esempio stabilì con precisione queste norme e distinse pregi e difetti dello storico, vedendo che Erodoto era oggetto di grandissima ammirazione tanto che i suoi libri erano chiamati con il nome delle Muse; egli infatti dice che le sue storie sono un possesso per l'eternità più che un'opera che possa piacere per il presente e non si basa su racconti fantastici ma consegna ai posteri la verità sull'accaduto; introduce anche il concetto di utilità e di quello che una persona assennata potrebbe immaginare sia il fine della storia: cioè che, se capitassero ancora fatti simili a quelli passati, gli uomini, dice Tucidide, guardando alle cose scritte un tempo, possano servirsene per affrontare la situazione del momento.
Luciano di Samostata - Codice etico per lo Storico - Come si deve scrivere la storia - libro 59, paragrafi 41 e 42.
Argomento: Filosozia, Politica. Data: 19 Giugno 2008 Autore: ZioMimmo | | 0 Commenti
Scetticismo cosmico
Da quando la gente ha smesso di credere in dio non è che non crede più in niente, crede in tutto.
La fede bieca nella scienza può sostituire la fede in dio? E a cosa porta la miscredenza totale nel momento in cui l’unica certezza rimane la morte? Stavo scrivendo un articolo sull’inutilità della scienza come sistema per creare nuovi assoluti, quando mi sono imbattuto in questo articolo che mi fa piacere riproporvi.
Buona lettura!
Argomento: La vita l'universo e tutto il resto, Filosozia. Data: 18 Gennaio 2008 Autore: ZioMimmo | | 0 Commenti
Una rosa è una rosa, è una rosa? E’ una rosa.
Il bello di scrivere con un programma di videoscrittura è la semplicità con cui si possono cambiare tutte le occorrenze di una determinata parola in una parola differente. Certo non è pensabile ottenere la sceneggiatura di Via col vento partendo da Guerra e pace semplicemente sostituendo tutti gli Anna in Rossella, i principe Andrej in Rhett e Mosca con Atalanta, però forse il lavoro restante non sarebbe eccessivo1. Non credo che il mezzo sia il messaggio, credo però che i simboli rivestano maggior importanza di quanto raccontino generalmente a scuola. I simboli creano aspettative ed influenzano il modo in cui un messaggio viene percepito. Le conoscenze pregresse incidono sul modo in cui percepiamo la realtà? Se la risposta a questa domanda fosse si, sarebbe possibile trovare simboli così forti da indurre un ascoltatore a valutare in maniera differente un qualunque fenomeno o evento. Con questi simboli si potrebbe, in pratica, modificare volontariamente il modo in cui altre persone percepiscono la realtà. In altre parole esisterebbe la magia nel senso fabulistico del termine.
Abracadabra.
Stanotte, nella meravigliosa cornice del Kodak Theatre di Hollywood - Los Angeles, l'attrice Gwyneth Paltrow ha ricevuto l'Oscar come migliore attrice protagonista per il film Shakespeare in Love di John Madden.
Stanotte, nella meravigliosa cornice del Teatro delle Terme Nuove di Castellammare di Stabia - Napoli, l'attrice Pupetta Scognamiglio ha ricevuto il Catello2 come migliore attrice protagonista per il film Il pescatore di Pozzuoli di Gennaro Esposito.
E ora ditemi se, secondo voi, quella che chiamiamo rosa, avrebbe lo stesso profumo con qualsiasi altro nome.
Giuseppe e Maria sono una coppia di giovani sposi di Boscoreale. Per mesi provano, senza riuscirci, ad avere un figlio. Poi, finalmente, Maria rimane incinta e decide di recarsi da una famosa cartomante del suo quartiere per sapere cosa le riserva il futuro. La cartomante le predice che suo figlio sarà fonte di guai: il padre morirà per mano del figlio mentre, per quanto riguarda la madre, meglio non dire che potrebbe succedere. L'unica soluzione è che il figlio non resti nel suo paese natale.
Poiché i coniugi si fidano molto della maga, decidono di abbandonare il bambino appena nato gettandolo in un cassonetto. Il bimbo viene trovato poche ore dopo l'abbandono e il suo salvatore, un uomo di Terzigno, decide di adottarlo. Ciro, così il padre adottivo decide di chiamare il piccolo, cresce e diventa un tipo in gamba. Fa palestra, va bene a scuola, ma le sue amicizie non sono delle migliori, tant'è che è un ragazzo molto orgoglioso e facile all'ira. Appena diplomato, essendo in dubbio se provare il concorso per diventare finanziere, oppure trasferirsi a nord per lavorare in fabbrica, decide di consultare una cartomante. La cartomante gli predice che se resterà nel suo paese natale ucciderà il padre, mentre con la madre... meglio non parlarne.
A quel punto Ciro, non sapendo di essere stato adottato, decide di andar via. Il giorno della partenza, alla rotonda di Passanti, un signore con una kadett bianca gli taglia la strada. Il giovane è costretto ad una frenata brusca e rompe il cerchio in lega della Golf. Scende dalla macchina e comincia a bestemmiare. L'altro uomo, che ha avuto una giornata difficile, risponde agli insulti con insulti. La discussione degenera, Ciro prende il ferro dal portaoggetti e gli spara. Dato che è incensurato, beneficiando dell'indulto, non va in galera.
Poiché comunque la sua fedina penale sporca, ed è difficile per lui trovare un lavoro, mettendo a frutto le sue conoscenze, qualche mese dopo apre una scuola di balli latino americani a Boscoreale. Maria, rimasta vedova, decide di cominciare una nuova vita. Incitata dalle amiche si iscrive in palestra dove c'è un giovane istruttore di balli di gruppo che è un figo esagerato. Maria è tutt'altro che vecchia, mentre Ciro, per la vita che ha fatto, sebbene giovane, non è proprio un ragazzino. I due si innamorano e decidono di sposarsi. La profezia della cartomante è completa: Ciro ha ucciso il padre e sposato la madre.
Chissà se oggi si darebbe la stessa importanza alla psicologia Freudiana, se tutti gli uomini che hanno un rapporto morboso con la madre venissero definiti come affetti del morbo di Ciro.
- Vedi U. Eco - Il pendolo di Focault [↩]
- Oscar è il nomignolo affibiato alla statuetta, data in premio ai vincitori dell'Academy Award of Merit, da Margaret Herrick, direttrice dell'Accademy of Motion Picture Arts and Sciences, che esclamò vedendola: "Somiglia tantissimo a mio zio Oscar!". A Castellammare Catello è un nome comune di persona... [↩]
Argomento: La vita l'universo e tutto il resto, Filosozia. Data: 7 Gennaio 2008 Autore: ZioMimmo | | 0 Commenti
Vivo in un altro mondo
E’ bello vivere in un mondo sfumato, dove tutto è avvolto da una foschia non troppo densa. Quando i contorni non sono netti ed ogni cosa si confonde col resto, sei consapevole che per te è lo stesso. Confuso col resto del mondo, ti senti più partecipe dell’Universo. Un contorno netto dà l’impressione che ogni cosa sia chiusa e limitata. Sai dove comincia, sai dove finisce. Un contorno sfumato dà l’impressione che una cosa non abbia una vera fine, le cose sono perse l’una nell’altra. Diverso è il modo in cui provi le solite sensazioni. E’ un po’ come nei sogni: non c’è mai un contorno netto ed ogni cosa è pronta a trasformarsi in ogni altra. E’ la trasformazione continua, l’idea che diventa altra idea, che permette quell’evoluzione costante che è la nostra vita. Non è la vita ad essere sogno, ma il sogno ad essere vita. Tutte le persone si alimentano di sogni. Il problema è che col passare del tempo se ne dimenticano e cominciano ad alimentarsi d’altro. Dato che c’è sempre meno nebbia in giro, l’unico modo per non vedere le differenze e sembrare parte dell’Universo è omologarsi. Dall’Universo si passa al sistema. Il sistema si ingrossa mangiando i nostri sogni e noi cominciamo a trasformarci in elementi sempre più indistinti nel sistema stesso. La cosa tragica è che questa cosa succede con coscienza e in molti sono convinti che sia l’unica cosa possibile. Io sono ciò che di me mostro agli altri. Dato che me stesso è andato a farsi fottere a causa dell’omologazione, lo sostituisco con qualche altra cosa. Se non ho me stesso non ho niente, per cui devo per forza prendere qualcosa dall’esterno e farlo mio.
Argomento: Filosozia. Data: 25 Novembre 2007 Autore: ZioMimmo | | 0 Commenti
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