Archive for the 'Filosozia' Category

Mimesi

Accade però che la maggior parte degli spettatori non sa distinguere un mondo dalla sua rappresentazione. Ignora che al di là del teatro c’è un mondo di cui il teatro è solo un teatro, un darsi scenico, un apparire visibile. Essi non distinguono il sensibile dall’intellegibile, appiattiscono il secondo sul primo: vedon…o e odono, ma non capiscono. Essi credono che “quali le cose appaiono, tali esse sono”. Tale condizione è precisamente quella su cui il teatro fonda il suo potere: gli spettatori identificano lo spettacolo con il suo significato, sono appagati da quello che vedono e quello che vedono, presso di loro, non è occasione di domanda, di interrogazione, ma piuttosto la gratificante constatazione che quello che già sapevano è proprio così come essi lo sapevano. Non c’è una verità da interpretare ma un dato percettivo da assumere. Va sottolineato che il mondo del mito, trasfigurato e attualizzato dai poeti tragici del V sec. a.C., è il mondo in cui gli spettatori leggono il mondo politico, sociale e culturale in cui si trovano a vivere… e per il quale sono chiamati a morire1


  1. L. Palumbo – Mimesis rappresentazione teatro e mondo nei dialoghi di Platone e nella Poetica di Aristotele []

Nonsensi sui trampoli

Una volta un giudice come me giudicò chi gli aveva dettato la legge: prima cambiarono il giudice e subito dopo la legge. Il problema di ogni etica è l’impossibilità di dimostrare un qualunque passaggio dall’essere al dover essere. Diffidate degli assoluti, anche quando si spacciano per relativismi

Hegelianesimo? No, grazie!

Il vero senso della libertà non è nel superare i limiti imposti, ma nell’evitare di porne.

Oserò
Turbare l’universo?
In un attimo solo c’è tempo
Per decisioni e revisioni che un attimo solo rovescerà.

— T.S. Eliot

Essere morti è una fatica dura

Chiunque dica io dico ‘qualcosa’ è più volte coglione. Primo perché si ritiene io, secondo perché è convinto di dire. Ma è coglione anche una terza volta, perché è sicuramente convinto di dire quel che pensa, credendo che quel che pensa non siano significanti ma significati e quindi dipendano da lui. Il significato è un sasso in bocca al significante1



Evitando le teatralità, vorrei solo ricordare che, come diceva Merleau-Ponty in Il visibile e l’invisibile, è vero che il mondo è ciò che vediamo, ed è altresì vero che nondimeno dobbiamo imparare a vederlo. Ma se ogni atto di coscienza è intenzionale, allora il mondo è esattamente come lo sto vedendo, dunque l’unico modo per vedere il mondo senza pregiudizio è lasciar perdere la volontà. Senza volontà si potrà contemplare il mondo così com’è per.. cessare di essere nell'Universo ed essere l'Universo.

  1. Carmelo Bene – Fuori Orario 1994 []

SemplificaZIOni


Il signore con la sigaretta che sta parlando è tale Leonardo Sciascia

W lo spirito!

E’ di qualche giorno fa un articolo del Guardian, riportato su Punto Informatico di oggi, che parla di come un computer fatto di batteri invece che del solito silicio, riesca a risolvere un complesso problema matematico. Il problema in questione, tra l’altro, è il più complesso tra i possibili problemi computazionali: si tratta del problema del commesso viaggiatore, un problema classificato come NP-hard.
La cosa interessante è che il funzionamento di queste macchine a batteri è tale che la complessità del problema non influisce radicalmente sul tempo della sua soluzione, al contrario di ciò che accade nei computer classici. Ecco, per chiarezza, un breve esempio. Il problema del commesso viaggiatore consiste nel trovare il percorso che partendo da una città permetta di tornare alla stessa, visitando altre città una sola volta e coprendo la minore distanza possibile. Ebbene risolvere un problema simile con una decina di città significa, per un computer tradizionale, fare circa quattro di milioni di confronti (se le città sono 14 i confronti arrivano ad essere 43.589.145.600 ossia 14!/2), mentre un computer a batteri potrebbe sempre risolverlo in una sola mossa, aumentando semplicemente il numero dei batteri. Dall’altro lato, anche aumentando il numero di CPU che concorrano alla soluzione del problema il numero di confronti da effettuare resterebbe invariato…

La cosa interessante è che i dati e il metodo risolutivo del problema sono scritti all’interno del DNA dei batteri stessi che semplicemente riproducendosi scrivono la soluzione nel DNA dei batteri figli… Quando ho letto quest’articolo ho espresso le mie perplessità a Poltiglia, il mio amico immaginario, il quale mi ha risposto pressappoco così:
Considerato che la memoria di voi stupidi umani, col suo insieme complesso di relazioni tra informazioni, può essere sempre tradotta in una struttura a grafowww.thebrain.comcome già il filosofo pragmatista americano C.S. Peirce aveva teorizzato all’inizio del secolo scorso ed i problemi sui grafi sono quelli che rappresentano meglio i problemi “naturali” e quelli che le vostre creature di silicio hanno più difficoltà a risolvere (in termini di tempi di computazione ndZ), ogni intelligenza artificiale batterica ha esattamente le potenzialità di ogni intelligenza umana.

A quel punto mi sono ricordato che anche noi abbiamo un problema ed un po’ di dati codificati nel nostro DNA… e il cerchio si è chiuso: il mezzo è messaggio, dunque la prossima volta che mi arriva un telegramma leggerò il postino (cinese).

Prolegomeni ad ogni logica futura che si prefiguri come scienza umana

In un famoso saggio dal titolo Il riccio e la volpe, Isaiah Berlin interpreta in un modo molto interessante il famoso verso del poeta greco Archiloco: la volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande.
Se ad una prima lettura questo verso può essere interpretato pensando al fatto che la volpe, nonostante la sua furbizia, può molto poco contro l’unica difesa del riccio, l’immagine dei due animali può essere adottata, in senso figurato, per classificare gli esseri umani in due grandi categorie. Berlin afferma: esiste un grande divario tra coloro che, da una parte, riferiscono tutto a una visione centrale, a un sistema più o meno coerente e articolato, con regole che li guidano a capire, a pensare e a sentire un principio ispiratore, unico e universale, il solo che può dare un significato a tutto ciò che essi sono e dicono e coloro che, dall’altra parte, perseguono molti fini, spesso disgiunti e contraddittori, magari collegati soltanto genericamente per qualche ragione psicologica o fisiologica, non unificati da un principio morale o estetico.1 Le persone del primo tipo sarebbero ricci, le altre volpi. Personalmente amo le classificazioni, ma non ho mai amato le divisioni in classi. Ogni volta che cerco di classificare qualcosa mi sorge il dubbio che sia io a vedere una relazione piuttosto che quella ad esistere. Ai ricci di Berlin, quindi, preferisco i più universali porcospini di Schopenhauer.
Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.2 I porcospini di Schopenhauer sono chiara immagine della condizione di tutti gli uomini, perennemente confusi tra due mali: il Freddo e il Dolore, continuamente sballottati fra giusto e sbagliato, fra amore e passione, fra la libertà di agire e le conseguenze dell’azione.
Alla fine, volpi, ricci, porcospini o palmipedoni, il dilemma è tutto lì, in quell’amletica antinomia che ostinatamente ci rifiutiamo di guardare e ci schiaccia col nostro stesso peso, coi suoi serpenti che si mordono la coda, con se sue mele da raccogliere da alberi proibiti, coi suoi passaggi dall’essere al dover-essere.
Se vi state chiedendo quale sia il nesso tra queste due storie, quello che state facendo è cercare una relazione…
Nel caso particolare la relazione sono io. Che Il gioco salvi tutti…

  1. Il riccio e la volpe, Adeplhi, Milano 1998, pp. 71-72 []
  2. A. Schopenhauer, Parerga e Paralipomena, II, 2, cap. 30 []

Aleph-Z

Uno degli errori più grandi commessi dai realisti del senso comune1 è la supposizione (credere ndZ), che ciò che è per me sia anche per sé. Vorrei proporre un esempio da gesuita euclideo vestito come un bonzo per entrare a corte degli imperatori, della dinastia dei Ming. (cit.)

Un punto non può avere percezione del suo intorno poiché, sebbene intorni di un punto esistono, essi esistono solo in quanto intorno di raggio r del punto p. Dal punto di vista del punto, che non ha dimensione, non ci può essere nulla intorno ad esso stesso: se ci fosse qualcosa allora potrebbe definire una direzione e ciò, per un punto, non è possibile. Per un punto le direzioni sono infinite.

Sparando in tutte le direzioni possiamo uccidere tutti i direttori? (cit.)




La citazione che segue sembra materialista, ma non lo è: “è povr’ nunn’è memoria“.

  1. tutti coloro che pensano che le cose esistano e siano così come le percepiamo… ossia tutti coloro che non si pongono questioni circa l’essenza delle cose []

Sulla verità

L’ordine che la nostra mente immagina è come una rete, o una scala, che si costruisce per raggiungere qualcosa. Ma dopo si deve gettare la scala, perché si scopre che, se pure serviva, era priva di senso.

Casa

Casa di Scale - Maurits Cornelis Escher

Onore ai compagni intalliati, stretti dalla morsa di coloro i quali preferiscono usare l’ascensore.

La madonna appare

Di nuovo in questo paese che è mio e al quale tengo. Non è una novità.
L'ho fatto sapere a Micheal, l'importante è la pace, ora.
Bravo Sergeij, ma non farti illusioni, c'è poco di buono in giro.
Meglio pulire in casa, aprire gli armadi e vedere cosa è rimasto:
parole, azioni.
La terra non è che un palcoscenico in un teatro troppo vasto,
qualcuno ha già assegnato le parti, come in questa serata, alcuni hanno il coraggio di recitarle,
altri, quello di rimanere comparsa;
ma attenzione, avete osservatori molto esigenti.
(G.L. Ferretti – La Madonna appare)

A volte anche gli angioletti appaiono e cadono… ma non tutti la prendono bene :-)