Monthly Archive for agosto, 2009

Popolare

La pubblicità di sto documentario non la vedremo mai sulla RAI o su Mediaset…

Che dire… le ore sul mio Rolex segnano rivoluzione subito!

Arbitrarietà

Dare i nomi alle cose è un’operazione arbitraria ma al contempo convenzionale. Le due cose non si escludono a vicenda, anzi la loro intersezione ha dei risvolti molto interessanti.1
Parlavo con un appassionato di pallone, per gli amici Mr. Marcus, e per avergli detto lassù qualcuno ti ama, il tipo è andato nel pallone.2 Ma questa è un’altra storia.3 L’incipit è perché l’amico in questione mi ha segnalato un video da postare… Ho deciso di dargli ascolto ma, poiché al contempo non avrei voluto dargliene, faro così.
Sia questo un link

Da Roma è tutto, linea allo studio.

  1. quale delle due penetri l’altra non è rilevante: concentratevi sul risvolto generato dalla penetrazione []
  2. o almeno così ha dichiarato []
  3. Primo teorema dell’intalliamiento []

Ballando sotto le stelle

Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così che abbiamo noi prima di andare a Genova…

Hegelianesimo? No, grazie!

Il vero senso della libertà non è nel superare i limiti imposti, ma nell’evitare di porne.

Oserò
Turbare l’universo?
In un attimo solo c’è tempo
Per decisioni e revisioni che un attimo solo rovescerà.

— T.S. Eliot

Essere morti è una fatica dura

Chiunque dica io dico ‘qualcosa’ è più volte coglione. Primo perché si ritiene io, secondo perché è convinto di dire. Ma è coglione anche una terza volta, perché è sicuramente convinto di dire quel che pensa, credendo che quel che pensa non siano significanti ma significati e quindi dipendano da lui. Il significato è un sasso in bocca al significante1



Evitando le teatralità, vorrei solo ricordare che, come diceva Merleau-Ponty in Il visibile e l’invisibile, è vero che il mondo è ciò che vediamo, ed è altresì vero che nondimeno dobbiamo imparare a vederlo. Ma se ogni atto di coscienza è intenzionale, allora il mondo è esattamente come lo sto vedendo, dunque l’unico modo per vedere il mondo senza pregiudizio è lasciar perdere la volontà. Senza volontà si potrà contemplare il mondo così com’è per.. cessare di essere nell'Universo ed essere l'Universo.

  1. Carmelo Bene – Fuori Orario 1994 []

Avere o essere?

non temere l’uomo nero, non temere l’uomo lupo, non temere l’uomo cupo, temi solo l’uomo astuto

Poltiglia

Da Orologi di J. K. Jerome.

Il mondo è una fiera di paese, e tutti noi stiamo fuori dai nostri botteghini a indicare le illustrazioni dai colori sgargianti, battendo il tamburo e intanto millantiamo. Millantiamo! Millantiamo! La vita è una grande gara di millanteria!
“Ehi gente! Comprate il mio sapone, e non invecchierete e i capelli ricresceranno sulla vostra calvizie e non vi sentirete mai più poveri e infelici; il mio è vero sapone. E mi raccomando, diffidate dalle imitazioni!”
“Comprate la mia pozione, tutti voi che avete mal di testa, o mal di stomaco, o mal di piedi, o braccia rotte, o cuori infranti, o mal di suocera. Bevetene un flacone al giorno e i vostri problemi finiranno.”
“Venite nella mia chiesta, tutti voi che aspirate al paradiso, comprate la mia guida settimanale da un penny, e pagate le offerte, e vi supplico di non immischiarvi con quel peccatore di mio fratello che sta nell’altra strada. Questa è l’unica via sicura!”
“Votate per me, miei nobili e intelligenti elettori e mandate al governo il nostro partito. Il mondo si rinnoverà e non ci sarà più miseria né tristezza! Ogni elettore libero e indipendente disporrà di un brano della nuova Utopia, scritto apposta per lui, in accordo con le sue idee, con allegato un po’ di purgatorio – un luogo cui optrà indirizzare tutti quelli che non sopporta. Oh! non perdete questa occasione!”
Ehi, sentite, la mia filosofia è la migliore e la più profonda! Ehi, ascoltate le mie canzoni, sono le più melodiose! Ehi, comprate i miei quadri, sono l’unica espressione artistica possibile! Ehi, leggete i miei libri, sono i più interessanti!
Ehi, io sono il più grande venditore di formaggi. Sono il più gran soldato, sono il più grande uomo di stato, sono il più grande poeta, sono il più grande uomo di spettacolo, sono il più grande saltimbanco, sono il più grande redattore, sono il più grande patriota. Noi siamo la nazione più importante. Noi siamo gli unici uomini buoni. La nostra è l’unica vera religione.
Ahimé, quanto urliamo, tutti noi!
Ci vantiamo come palloni gonfiati, e suoniamo la grancassa e urliamo, e nessuno ormai crede più a una sola parola di quello che diciamo! E intanto, la gente sta lì a chiedersi:
“Come si fa a dire chi è il più grande e il più intelligente fra tutti questi spacconi urlanti?”
E qualcuno dice, in risposta:
“Nessuno qui è grande e intelligente. Gli uomini grandi e intelligenti sono altrove; non c’è posto per loro in questo vortice di ciarlatani e di urlatori. Quelli che vedete qui sono solo galli starnazzanti. Sono convinti che i più grandi e i migliori tra loro siano quelli che resistono più a lungo a starnazzare più forte: non conoscono altro modo per verificare i loro meriti.”
Quindi, cosa ci rimane da fare, se non starnazzare a nostra volta? E il migliore e il più grande di noi tutti sarà colui che starnazza più a lungo e più forte, dall’alto di questo piccolo letamaio che chiamiamo mondo!

La verità… sta nelle cose che sanno tutti

Ho fatto un sogno una notte in preda ai narcotici / al governo c’erano solo pensatori e filosofi1

Leonardo Sciascia, parlando a Sartre dell’Italia, disse che il nostro è un paese senza verità. Francamente non sono d’accordo. L’Italia è un paese che ha una verità per ogni suo abitante. Questa cosa è dovuta al nostro modo di raffrontarci con le cose: gli italiani sono in grado di essere se stessi ed apparire in maniera differente alle varie persone con cui, quotidianamente, si confrontano. Banale? Non credo. Guardate al modo in cui vengono gestiti la cosa pubblica, il mercato del lavoro, le università… guardate cosa vediamo in TV, ossia come ci trattano le nostre televisioni. Vedete quanti berlusconiani dichiarati conosciamo, quanti berlusconiani reali esistono e quanti dichiara ne esistano lo stesso Berlusconi.
Il nostro presidente del consiglio ce lo meritiamo nella sua pienezza. Un governo fatto di pensatori e filosofi, in Italia, più che un sogno sarebbe un incubo. Riuscite ad immaginere una legge così perfetta che deve essere rispettata alla lettera, anche da voi stessi, solo perché è legge? Sareste sul serio così felici?
Credo fermamente che, se qualcosa non va bene, chiunque farebbe fattivamente qualcosa per cambiarla. Se nessuno si impegna materialmente più di quanto non faccia già, è solo perché tutto sommato crede che già stia facendo abbastanza: le cose stanno bene così.

Non siamo poi così diversi dalle rane di Giuseppe Giusti che, nel 1841, scriveva2:


Al Re Travicello
piovuto ai ranocchi,
mi levo il cappello
piego i ginocchi;


lo predico anch’io
cascato da Dio:
oh comodo, oh bello
un Re Travicello!


Calò nel suo regno
con molto fracasso;
le teste di legno
fan sempre del chiasso:


ma subito tacque,
e al sommo dell’acque
rimase un corbello
il Re Travicello.


Da tutto il pantano
veduto quel coso,
«È questo il Sovrano
così rumoroso?»


(s’udì gracidare).
«Per farsi fischiare
fa tanto bordello
un Re Travicello?


Un tronco piallato
avrà la corona?
O Giove ha sbagliato,
oppur ci minchiona:


sia dato lo sfratto
al Re mentecatto,
si mandi in appello
il Re Travicello».


Tacete, tacete;
lasciate il reame,
o bestie che siete,
a un Re di legname.


Non tira a pelare,
vi lascia cantare,
non apre macello
un Re Travicello.


Là là per la reggia
dal vento portato,
tentenna, galleggia,
e mai dello Stato


non pesca nel fondo:
che scienza di mondo!
che Re di cervello
è un Re Travicello!


Se a caso s’adopra
d’intingere il capo,
vedete? di sopra
lo porta daccapo


la sua leggerezza.
Chiamatelo Altezza,
ché torna a capello
a un Re Travicello.


Volete il serpente
che il sonno vi scuota?
Dormite contente
costì nella mota,


o bestie impotenti:
per chi non ha denti,
è fatto a pennello
un Re Travicello!


Un popolo pieno
di tante fortune,
può farne di meno
del senso comune.


Che popolo ammodo,
che Principe sodo,
che santo modello
un Re Travicello!

  1. cit []
  2. G. Giusti, Il re travicello, 1841 []