E’ da qualche giorno su youtube il nuovo videoclip del brano Monsieur Paul, il primo singolo estratto dall’album Mercì Cùcù degli El-Ghor… chissà di che ca$$o parla…
Quanto al video e alla musica, per me, sono stati come lampi di chiara luce sullo sfondo di oscurità cimmerie
Monthly Archive for maggio, 2009
Questo è quello che succede quando si chiede di fare l’alcol test ad una persona che ha un cattivo rapporto con la tecnologia, ma buon rapporto con la bottiglia…
Un cartello indicatore, nuovo di zecca, col paletto tinto di acrilico blu e il riquadro di rosso, portava la scritta alquanto deprimente: “Opera incremento pene infernali (Oipi) zona troppo continenti, o riduttivi, settore 1. Conformismo”.
“In questa zona”, mi disse la mia guida, vergognosamente, come sempre, per il terrore di decadere ai volgari dati di fatto, cosa che inceppava in lui la lingua e gliela sbriciolava nella gola, “in questa zona non vedrà pene, in senso figurativo, come dire… I conformisti piccolo-borghesi hanno compiuto anche, e insieme, peccati più atroci che quello di essere conformisti… Cioè: il conformismo fu la base necessaria dei loro peccati, l’indispensabile premessa. [...] “Coloro che qui sono condannati, sotto questi cartelli”, spiegò ancora, “non furono dei piccolo-borghesi se non per nascita, per definizione sociale eccetera. In realtà essi avevano, come si dice, gli strumenti necessari per conoscere il loro ‘peccato’, sapevano cioè come non essere conformisti. E invece lo furono”. [...] “In questo luogo”, aggiunse laconicamente la guida, “la sola pena è esserci”. [...] “Tutta questa gente”, disse il maestro, “ha peccato contro la grandezza del mondo quasi per istinto. La riduzione di tutto è avvenuta in loro per una specie di difesa… Ah”, sospirò, “non erano in grado di raccontarsi la grande affabulazione… di fare gli orlandi e i donchisciotti”, e sorrise, fiaccato ancora una volta dalla sua generosa incapacità a usare una lingua corrente, “e così, furono vas di riduzione…” Gli si tese la bocca nel sorriso da discorso da caffè, povero maestro mio, impavido, nell’assunzione a un livello di grande cultura e di grande passione, della banalità. E continuò, per pura gentilezza, per disinteressato amore della conoscenza: “È un peccato nato con la piccola borghesia, dopo la grande industrializzazione, dopo la conquista delle colonie. Prima, la gente piccola era piccola: non voleva esserlo. Insomma… tutta questa gente, per paura della grandezza, è istintivamente mancata di religione. Riduzione, spirito di riduzione, è mancanza di religione: questo è il grande peccato dell’ epoca dell’odio. E infatti in nessun’altra parte dell’inferno vedrà tanta gente. Le masse, amico mio!, che hanno eletto a religione il non voler averne, senza saperlo”. [...]
L’altra sfumatura del peccato della normalità (o della continenza), dopo quella del conformismo, è quella della volgarità. L’accezione di questa parola va forse precisata prima di entrare nel nuovo settore, appunto dei volgari, dietro le sbarre abbassate, con le diavole scontente, dagli occhi obliqui. La volgarità è il momento di pieno rigoglio del conformismo… L’ambiente che si parò davanti ai nostri occhi non era molto diverso da quello che avevamo lasciato. Nel regno delle ombre è naturalmente più difficile cogliere le differenze che ci sono tra Roma e Milano. Ma il verde della campagna e il grigiore del cielo erano quelli del Nord. Dietro la folla. che composta e decente, un po’ provinciale, alzava, cosparso di qualche riso, il suo brusio, si sentiva la grande fossa contadina del Po in magra. In un ambiente simile, a Roma, per esempio in un ricevimento in Quirinale, con la luce sfacciata del pomeriggio che entra dai finestroni, c’è sempre qualcosa di un po’ sporco e levantino per cui il cuore può stringersi. Qui no. Un conformista a Roma, in Quirinale, può anche mostrare, volente o nolente, i suoi punti deboli e le sue miserie… può mostrare, come un lebbroso, le sue piaghe, la sua povera immoralità purulenta, e può perciò suscitare un sorriso o un sospiro di pietà. Invece i volgari del Nord sono morali. Ciò che è repellente in essi è proprio tutto ciò che di lecito e consentito include il loro moralismo di solida tradizione.
Pier Paolo Pasolini – La divina Mimesis
Chiamatemi Papi Zio…
E per la serie Lei lo sa che la signorina è minorenne?
Zero, uno, infinito sono come un triangolo equilatero o come una piramide a base triangolare: non puoi separarne i lati o le facce ed ottenere qualcosa di compiuto. Inoltre, per quanto tu voglia ruotare una piramide o un triangolo equilatero, otterrai sempre la stessa figura. Per la triade data vale lo stesso.
Zero è niente, ma poiché è almeno zero, allora è uno. Uno è tutto ciò che c’è, ma dato che tutto ciò che c’è, c’è già, è infinito (1+1+…+1+…). Questo significa che infinito in pratica è niente, cioè zero, e il cerchio si chiude.
Gli irrazionali possono fare paura solo a Pitagora. La verità è che i cerchi non esistono1: esistono solo nel magico mondo della geometria. Nell’Universo della geometria di Euclide, il rapporto tra una circonferenza e il suo diametro fa pi. Le lunghezze di circonferenza e diametro, però, non hanno tanto senso in geometria pura: acquistano senso nell’universo materiale. La lunghezza la misuro col metro, che mette in pratica l’idea del numero, grazie ad un’approssimazione. Quanto vale pi nel nostro universo? Il rapporto tra i due numeri, la circonferenza e il suo diametro, è irrazionale. Questa cosa è abbastanza ovvia: il due numeri dati sono nient’altro che un’approssimazione della verità: il numero dei punti della circonferenza ed il numero dei punti del diametro2 è infinito. Infinito su infinito è una forma indeterminata: come si può pretendere che il loro rapporto sia una grandezza razionale? Quelle cose che abbiamo fissato (numeri), che rappresentano diametro e circonferenza sono valori arbitrari: hanno senso solo nei rapporti reciproci, non hanno mai senso da soli. Un po’ come dire che l’apparenza si decifra, il segno mai.
C = 2 pi r. Questa cosa è vera per tutti i cerchi. Peccato solo che i cerchi non esistano, o forse esistono solo nella realtà e mai in natura. Noi, invece, esistiamo solo in natura e mai nella realtà: il mondo in cui viviamo, chissà perché, è sempre lontano un passo, miglia o anni luce dal mondo in cui facciamo esperienza.
Altro che pi.
La SIAE apre alla diffusione gratuita della musica su Internet, o almeno questo è il titolo di un comunicato stampa di qualche giorno fa, in cui la SIAE dichiara di essere pronta ad applicare pienamente questo punto del suo regolamento: L’associato ha facoltà di escludere dal mandato i diritti di riproduzione e comunicazione al pubblico limitatamente alle utilizzazioni sulle reti telematiche e di telefonia mobile o analoghe forme di fruizione delle opere, distintamente per: a. utilizzazioni interattive; b. utilizzazioni non interattive.
Un commento un po’ più tecnico alla notizia a questo link