E l’hegeliano assorto tornò su Kant
Me ne andavo un mattino a spigolare, quando ho visto…
Non riesco a vedere niente: c’è solo una rima in are che mi rimbalza tra le tempie e si arrotola come quell’onda vista di taglio in un acquerello giapponese di cui non ricordo titolo e autore.
Il nome di una cosa non è quella cosa. Il nome è una negazione? Sicuramente il nome, per differenze, indica ciò che quella cosa deve avere. Dal suono del nome il passaggio agli altri sensi è banale: è la natura umana, qualcosa di innato, la conoscenza o, se si vuole chiamarlo così, lo spirito.
L’ordine naturale delle cose mi sta stretto. Posso accettare solo l’ordine naturale nelle cose. Il primo è un’azione arbitraria dell’intelletto. Il secondo è univoco perché, per definizione, omnicomprensivo. Certo di ordini omnicomprensivi ne esistono infiniti, tutti uguali tra loro.
Tutto ha un senso se e solo se non esiste un senso. Credete sul serio che qualcosa possa fare la differenza?
Sogni di un visionario chiariti con i sogni della metafisica
Lo spirito intuisce se stesso, non come si rappresenterebbe immediatamente e spontaneamente, ma come internamente viene modificato; perciò come appare a se, non com’è1
Non si può rispondere alla domanda “chi sono”… ma del resto porre la domanda è un errore: io sono, sono sempre stato, sarò sempre, colui che sono. Quest’ultima affermazione è vera per tutti ed in tutti i tempi. Un nome è solo un nome, un nome; un nome.
- Kant, Kritik der reinen Vernunft, B p.90-91 [↩]



