Monthly Archive for dicembre, 2008

Parola di Nobel

Qualche giorno fa è venuto a mancare il drammaturgo inglese Harold Pinter. Di seguito, il discorso che tenne quando gli fu consegnato il Nobel per la letteratura nel 2005.

Dove e’ andata a finire la nostra sensibilita’ morale? O forse non l’abbiamo mai avuta? Che significano queste parole? Si riferiscono forse a un termine oggi raramente impiegato: la coscienza? Una coscienza che riguarda non solo le nostre proprie azioni, ma anche la responsabilita’ che abbiamo in comune con le azioni di altri? O forse queste sono tutte cose morte? Guardiamo alle carceri di Guantanamo: centinaia di persone in galera da piu’ di tre anni senza accuse, senza una difesa legale e senza il processo cui hanno diritto, tecnicamente detenute per sempre. Questa struttura completamente illegittima viene mantenuta a dispetto della Convenzione di Ginevra, e non solo viene tollerata, ma la cosiddetta ‘comunita’ internazionale’ la prende appena in considerazione. E questa violazione criminale viene commessa da un paese che dichiara di essere ‘la guida del mondo libero’! E a quelli che stanno a Guantanamo, ci pensiamo? Cosa ne dicono i mezzi d’informazione? Ne accennano qualcosa di tanto in tanto in un piccolo trafiletto a pagina sei. E quei poveretti sono stati relegati in una terra di nessuno dalla quale probabilmente non torneranno mai. Attualmente molti di loro che per reagire non hanno altro che lo sciopero della fame vengono alimentati a forza, compresi alcuni residenti britannici. E questa procedura della alimentazione forzata viene effettuata senza riguardi: niente calmanti ne’ anestetici. Vi cacciano un tubo nel naso o nella gola, e voi vomitate sangue. Questa e’ tortura! Che ne dice il Ministro degli Esteri inglese? Niente. Che ne dice il Primo Ministro inglese? Niente. E perche’? Perche’ gli Stati Uniti gli hanno detto: ‘criticare la nostra condotta nella baia di Guantanamo costituisce un atto non amichevole: o siete con noi, o siete contro di noi’. E cosi’ Blair sta zitto.

L’invasione dell’Irak e’ stata un’azione da banditi, un’azione di sfacciato terrorismo di stato che ha mostrato totale disprezzo per i dettami delle leggi internazionali. L’invasione e’ stata un’azione militare arbitraria ispirata da una serie di menzogne su menzogne e da una grossolana manipolazione dei mezzi di informazione e quindi del pubblico; e’ stata un’azione mirante a consolidare il controllo militare ed economico americano del Medio Oriente mascherandolo, come ultima risorsa, da ‘liberazione’, essendo falliti tutti i tentativi di giustificarlo altrimenti. E’ stata una colossale affermazione di forza militare che ha causato la morte e la mutilazione di migliaia e migliaia di persone innocenti.

In Irak noi abbiamo introdotto la tortura, le bombe a grappolo, l’uranio impoverito; abbiamo compiuto innumerevoli atti di assassinio a casaccio; abbiamo apportato al popolo iracheno la miseria, la degradazione e la morte; e abbiamo chiamato tutto questo ‘portare nel Medio Oriente la liberta’ e la democrazia’.

Quante persone dovreste ammazzare prima di venire qualificati assassini di massa e criminali di guerra? Centomila? Sarebbero piu’ che sufficienti, direi…

Se ci guardiamo allo specchio pensiamo che l’immagine che abbiamo di fronte sia quella giusta. Ma se appena ci muoviamo l’immagine cambia, perche’ in realta’ noi stiamo guardando una infinita serie di riflessioni. E uno scrittore, talvolta, deve rompere lo specchio, perche’ e’ da dietro lo specchio che la verita’ guarda verso di noi.

Ritengo che fra le tante cose che esistono al mondo, una ferma determinazione intellettuale di noi cittadini – incrollabile e senza incertezze – che miri a definire la realta’ vera delle nostre vite e delle nostre societa’, costituisca un obbligo tassativo che riguarda tutti noi e al quale non possiamo sottrarci.

Ma se tale determinazione non entra a far parte anche delle nostre opinioni politiche non vi e’ speranza che venga ristabilito cio’ che per noi e’ ormai cosi’ prossimo a perdersi: la dignita’ dell’uomo.

Clericocrazia e laicità

Non sono cattolico, eppure penso che i cattolici dovrebbero essere lasciati liberi di professare la loro fede, seguendo i dettami imposti dalla religione nella loro vita quotidiana. I problemi iniziano quando questi ultimi pretendono che i principi etici della religione diventino i fondamenti della Legge dello Stato. Un interessante spunto di riflessione lo offre Gaetano Salvemini in alcuni articoli di cui riporto qualche stralcio.

Guerra di preposizioni - Il Mondo - 22 marzo 1952
Si legge sull’”Osservatore romano” un articolo intitolato Per la libertà dall’errore. Badiamo bene: non libertà dell‘errore, ma libertà dall‘errore.
La libertà dell’errore, per chi non è totalitario, è un diritto fondamentale dell’uomo e del cittadino. Libertà, badiamo bene, giuridica, non libertà intellettuale. Intellettualmente nessuno ha il diritto di proclamare la libertà dell‘errore: sarebbe come se dicesse che intende liberarsi dalla ragione, che non gli importa quel che è e quel che non è verità; che si sente libero di cambiare opinione ogni voltache vi trovi un profitto, distinguendo non fra verità ed errore, ma fra il proprio utile e il proprio danno. Ma chi si riconosce intellettualmente tenuto a rifiutare la libertà dell‘errore, non passa con questo ad affermare il proprio diritto giuridico a violare negli altri la libertà dell‘errore. Solo chi pretende di tenere chiusa la ispirazione divina in un taschino del panciotto, può pretendere di essere sicuramente libero dall‘errore, e quindi può pretendere di obbligare i propri simili a liberarsi dall‘errore secondo la ricetta a lui rivelata da un Dio che non erra mai. La certezza dell’infallibilità produce la intolleranza giuridica. La modestia produce il rispetto delle opinioni altrui, cioè dell‘errore altrui, cioè non la libertà dall‘errore, ma la libertà dell‘errore.
L’”Osservatore romano”, beato lui, ha la certezza della infallibilità. Perciò non abbette la libertà dell‘errore. Ammette la sola libertà dall‘errore; negando la libertà dell‘errore, distrugge la libertà.

Democrazia e clerocrazia - Il Mondo – 6 giugno 1953
Se ne avesse avuto voglia, l’”Osservatore romano” avrebbe capito che io appartengo a quella scuola politica per la quale la libertà è non solo la libertà propria, ma soprattutto quella degli altri; perciò non accetto nessun totalitarismo, né ecclesiastico, né secolare, perciò sono anticlericale, antifascista ed anticomunista.

Saluto a don Sturzo - Il mondo – 1 dicembre 1951
Il clericale domanda la libertà per sé in nome del principio liberale, salvo a sopprimerla negli altri, non appena gli sia possibile, in nome del principio clericale. Don Sturzo non è clericale. Ha fede nel metodo della libertà per tutti e sempre. E’ convinto che, attraverso il metodo della libertà, la sua fede prevarra sull’errore delle altre opinioni per forza propria, senza imposizioni più o meno oblique. E questo, credo, era quel terreno comune di rispetto alla libertà di tutti e sempre, che rese possibile la nostra amicizia, al di sopra di ogni dissenso ideologico.

Il secondo stralcio l’ho riportato perché è interessante chiedersi cosa succede quando qualcuno scambia la concezione materialistica della storia per il Vangelo secondo Lenin…

Sciopero Telecom Italia

Urlando lo slogan Noi la crisi non la paghiamo! i dirigenti di Telecom Italia hanno bloccato l’ingresso della Direzione Generale del sito di Roma. I dirigenti protestano contro le riduzioni imposte dal CdA Telecom. Segue un’immagine della protesta.