Un invito a far circolare le idee, in questo momento particolarmente drammatico della nostra Repubblica. Le idee ci salveranno, non i soldi delle tredicesime da spendere in acquisti per il Natale.
Monthly Archive for novembre, 2008
Per colmare il vuoto dell’esistenza senza scopo l’uomo deve occuparsi… e poi c’è il dopolavoro che poi sarebbe l’affrancamento, l’ora d’aria -il CRAL-
PS come vedete il video è stato cancellato da youtube ma l’ho rintracciato a questa pagina.
Oggi mi sento particolarmente allegro. Sarà l’aria della manifestazione, sarà l’imminente partenza per Roma, sarà il buffet in ufficio, ma francamente stavolta preferisco il come al perché. So che difficilmente arriverà a destinazione, ma lascio in saluto un simpatico brano di Georges Brassens a tutti i compagni in presidio nelle Università.
Alla lotta!
La nostra politica assomiglia sempre più al Grande Fratello, quello della Endemol ovviamente. Pensavo allo stile confessionale adoperato dal governo per trattare con una parte dei sindacati, escludendo la CGIL. In realtà questo modo di fare non è nuovo. Già nel febraio del 2002 il segretario della CISL, Savino Pezzotta, incontrò Fini in un hotel di Roma entrando e uscendo da un ingresso secondario.
Carissimi colleghi, quanto vi fidate dei sindacalisti che vi rappresentano?
Ogni tanto in Parlamento i disegni di legge bocciati vengono leggermente modificati e riproposti1…
Incollo dal blog di Antonio Di Pietro:
La Rete è l’ultimo media libero rimasto in Italia. La politica lo sa e non rinuncia a sferrare il suo attacco dopo aver occupato giornali e televisioni. Mi ero dissociato a suo tempo dal disegno di legge Levi-Prodi che prevedeva per i blogger di registrarsi al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) e l’estensione dei reati a mezzo stampa. I contenuti del disegno di legge Levi relativi alla Rete erano degni di una dittatura. Per fortuna il disegno di legge nel 2007 non passò e tutto sembrava rimanesse come prima. Senonché il 6 novembre scorso nel silenzio più assoluto questa proposta con un nuovo testo (C-1269) è stata assegnata, in sede referente, alla VII Commissione Cultura della Camera.
I contenuti e gli attacchi alla libertà di informazione non sono cambiati, eccetto qualche distinguo inutile, operato dallo stesso Levi, presente in questa seconda versione. Su questo disegno di legge non ci sarà nessun margine di discussione né con il centrodestra né con il centrosinistra. Qualora dovesse passare potrebbe dare come unico risultato la disobbedienza civile.
Lasciando perdere Di Pietro, l’analisi di Luca Spinelli su Punto Informatico è molto chiara:
Art. 2.
(Definizione di prodotto editoriale)
1. Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
Secondo questa definizione ogni blog è un prodotto editoriale.
Art. 8.
(Attività editoriale sulla rete internet).
1. L'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
3. Sono esclusi dall'obbligo dell'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un'organizzazione imprenditoriale del lavoro.
All’apparenza questo comma escluderebbe la maggior parte dei blog dall’obbligo di registrazione, in pratica le cose non stanno così.
Chiunque correda le proprie pubblicazioni con banner, promozioni, o anche annunci di Google AdSense, secondo la comune interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, fa attività di impresa. L’apposizione di banner è un’attività pubblicitaria continuativa che genera introiti; una prestazione continuativa è un’attività di impresa; chi fa impresa grazie alle proprie pubblicazioni deve registrarsi al ROC; chi è registrato al ROC può incorrere nei reati di stampa. Chi invece è in questa situazione e non si registra al ROC, può essere denunciato per stampa clandestina2
Oltre a rendere partecipi la maggior parte possibile delle persone, quello che si può fare è firmare questa petizione proposta da Athos Gualazzi dell’associazione Partito Pirata.
- l’analogia con la peperonata è banale [↩]
- vedi il caso di Carlo Ruta [↩]
Aggiungendo non lo so ed è così all’insieme delle risposte possibili, esiste sempre una risposta ad ogni domanda. Tutto ha un senso se, e solo se, nulla ha un senso. A posteriori una giustificazione, intesa come la possibilità di evincere una causa dall’effetto verificato, può sempre essere trovata.
Mi chiedevo come mai Simon, in quanto re dei castori, fosse così in astio con le civette1. Vedendo questo, improvvisamente tutto è stato chiaro…
Noi andiamo a votare, ma quanti di noi abbiamo la possibilità di ragionare su ciò che si accingono a fare?
Interessante questa campagna proposta da Sinistra Democratica che comincerà giovedì 6 novembre a Castelvolturno. Citando il comunicato stampa [...] non bastano lo stupore e lo sconforto che ci prendono quando le cronache ci restituiscono 7 immigrati ammazzati nel casertano o ragazzini – quasi bambini – gambizzati alla periferia di Napoli. [...] Servono politiche sociali che costruiscano legalità e riscatto. Servono politiche del lavoro che ricostruiscano un tessuto economico legale. E serve una forza politica che si assume la responsabilità di dire queste parole, di progettare e provare a realizzare queste politiche1. [...] Ieri Giuseppe d’Avanzo su Repubblica, nell’articolo Le leggi e i militari non fanno i cittadini, ha scritto, parlando della gambizzazione di 6 ragazzini a Secondigliano, [...] Un evento di ordinaria violenza in una città violenta. E tuttavia vale la pena di cogliere, anche nel suo minimalismo, il segnale inequivoco della volatilità, dell’inefficacia delle politiche “spettacolari” e “decisioniste” del governo. [...] Napoli è il luogo dove, con maggiore chiarezza, è in luce la natura dei provvedimenti dell’esecutivo, il suo fondamento “culturale”. Nell’ansia di creare un ordine politico che nasce da un’urgenza particolare, determinata e concreta, Palazzo Chigi crea – e Napoli è il luogo più palesemente appropriato per l’esperimento – “uno stato d’eccezione permanente”. Napoli è la città che rende più credibile – quasi indiscutibile – la creazione di un “vuoto di diritto”. [...] In quest’area metropolitana si misurano, senza apparenti limiti, la catastrofe delle istituzioni; il fallimento delle amministrazioni; l’arretratezza della società civile; l’impotenza dello Stato; la pervasività dei poteri criminali; lo sfacelo di ogni rapporto di cooperazione; la frattura di ogni strategia della fiducia. [...] Purtroppo, la svuotamento di ogni partecipazione politica a vantaggio della verticalizzazione della decisione risolve i problemi nell’immediato, forse. Ma – nel breve periodo – è una “politica” che non funziona, che mostra la sua fragilità, che svela il fiato corto perché non è con la legge né con la forza militare che nasce o si crea un cittadino. Il governo può anche apparire a Napoli ogni settimana – e sorridere in piazza del Plebiscito tra plebi osannanti e mostrarsi ottimista e soddisfatto al telegiornale della sera – ma la convinzione che “ciò che appare è buono, ciò che è buono appare” alla lunga non regge e lo “spettacolo” alla fine rimane quel che è: un cattivo sogno. [...] Al Sud i divari nei livelli di apprendimento sono significativi già a partire dalla scuola primaria e tendono ad ampliarsi nei gradi successivi. “Un quindicenne su cinque nel Mezzogiorno – spiegò Mario Draghi – versa in una condizione di “povertà di conoscenze”, anticamera della povertà economica. Il ritardo si amplia se si tiene conto dei più elevati tassi di abbandono scolastico”. Con la riforma della scuola primaria voluta da governo e l’abolizione del tempo pieno, quei pochi o molti che la frequentavano passeranno i loro pomeriggi proprio in sale giochi come quella di Secondigliano. Quella “povertà di conoscenze” diventerà, per molti, per troppi di quei ragazzini, il lasciapassare per entrare nel mondo criminale. Con la presumibile alternativa o di diventare assassini o assassinati.
Credo fermamente che il nodo della questione sia nelle frasi riportate in grassetto. Non può esserci salvezza se non c’è cultura, anche se ci sono leggi, esercito ed una televisione pronta a mostrarli. La libera manifestazione di idee è l’unica arma che i cittadini onesti2, possono impugnare, nella loro lotta per la sopravvivenza. Un libro fa meno morti di una bomba e i morti sono contrari alla dialettica democratica. Scrivere affinché tutti possano leggere, parlare affinché tutti possano ascoltare, è il metodo democratico. Chi immagina di ripararsi dai colpi di pistola dietro a un volantino si ostina a non vedere: la cultura non serve a difendersi dai colpi di pistola, serve ad evitare che partano. Quando poi dietro alle idee si manifesta un comportamento concreto e coerente, esse penetrano come lame di coltello. La coerenza tra idea ed azione, inoltre, è l’unico per distinguere verità e menzogna3.
E’ possibile che il sottosegretario all’economia, nonché responsabile di Forza Italia per la Campania, sia indicato da un nutrito gruppo di pentiti come l’uomo dei casalesi nel governo e rimanga impassibile al suo posto? E’ possibile che si parli in televisione di pregiudicati chiamandoli eroi? E’ possibile che un uomo condannato per procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna e bancarotta fraudolenta (Banco Ambrosiano), appaia impunemente in televisione per tessere le lodi del nostro presidente del consiglio4?
Queste cose continueranno ad accadere fino a quando ci sarà chi crede che con la lotta non si possa arrivare da nessuna parte e che la politica faccia sempre e solo ciò che conviene ai politici. Chi rinuncia ad una lotta ha già perso. Chi rinuncia a parlare contro, perde il proprio diritto a lamentarsi5. Manifestare ovunque ed in qualunque momento le proprie idee e viverle con coerenza è l’unico modo possibile: le idee si espandono a macchia d’olio. Manifestare un’idea è un’azione a tutti gli effetti e tutte le azioni hanno un risultato. Certo, il risultato di un’azione potrebbe anche essere nessuno, ma nessuna azione porta sicuramente a nessun risultato. Manifestare è il primo passo se si vogliono sul serio cambiare le cose.
Alla lotta!
- e queste sono parole sacrosante! [↩]
- vale anche per i piccoli, ma civili, disobbedienti [↩]
- questa cosa è fondamentale per creare un clima di fiducia, in proposito si veda Baumann [↩]
- La carriera della venerabile persona di cui parlo è visibile a questo link [↩]
- nel senso che lo mando a quel paese se prima dice che manifestare non serve e poi si lamenta quando parla di eventi opinabili [↩]