Sviluppo sostenibile alle falde del Vesuvio
Risolvere i problemi man mano che si presentano può essere un modo di vivere. Spesso, poiché la ricerca di una soluzione richiede del tempo, questo non è il modo migliore di procedere. L’ideale, nella maggior parte dei casi, è cercare di anticipare i possibili problemi, in modo da avere soluzioni già pronte quando un determinato problema si presenta. Un’alternativa preferibile è quella di adottare soluzioni che minimizzino il numero di problemi con cui bisognerà confrontarsi negli anni a venire. L’utilizzo ottimale delle fonti di energia, così come una corretta gestione del ciclo di vita dei prodotti di consumo sono alla base del cosiddetto sviluppo sostenibile, una forma di sviluppo (che comprende lo sviluppo economico, delle città, delle comunità eccetera) che non compromette la possibilità delle future generazioni di perdurare nello sviluppo preservando la qualità e la quantità del patrimonio e delle riserve naturali (che sono esauribili, mentre le risorse sono considerabili come inesauribili). L’obiettivo è di mantenere uno sviluppo economico compatibile con l’equità sociale e gli ecosistemi, operante quindi in regime di equilibrio ambientale (fonte wikipedia).
Circa un anno fa la Commissione Europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per la questione dei rifiuti in Campania. Non mi piace parlare di emergenza rifiuti poiché la parola emergenza indica una situazione improvvisa ed inaspettata. La situazione rifiuti in Campania è drammatica da anni e il formarsi improvviso di cumuli di rifiuti che spesso costringono alla chiusura di scuole, uffici ed attività commerciali, dopo settimane di apparente stabilità, non ha nulla di inaspettato. Questo perché il modo di ragionare dei nostri amministratori, e non solo, è tutt’altro che orientato al futuro: si pensa ad una soluzione immediata ad un problema immanente e null’altro. I piani a lungo termine sono il solito specchietto per le allodole, tant’è vero che la Commissione ha deciso di accelerare i tempi per portare la questione al cospetto dei giudici della Corte di Bruxelles. Questo perché le autorità si sono rivelate incapaci di indicare un calendario chiaro per il completamento e la messa in servizio degli impianti di selezione, delle discariche, degli inceneritori e delle altre infrastrutture necessarie per risolvere i problemi che affliggono la regione e, di conseguenza, la Campania è lungi dal poter creare un sistema di gestione efficiente che consenta la raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti. (fonte Repubblica).
Basta un calendario puntuale per dichiarare come risolto il problema immondizia? Dipende da cosa intendiamo per risolto. Esiste una maniera ottimale per risolvere definitivamente il problema? Forse no, però esistono buone metodologie in accordo con la teoria dello sviluppo sostenibile. Nel video che segue, un po’ di dati interessanti. In molti mi diranno che queste cose si sanno già, la mia domanda a questo punto è perché non si manifesta quando le soluzioni proposte vanno in disaccordo con ciò che tutti sanno? La risposta è perché siamo italiani: se il problema non si vede, oppure se la soluzione tampone non ci danneggia direttamente non vale la pena spendere energie.
Argomento: La vita l'universo e tutto il resto, Politica. Data: 26 Maggio 2008 Autore: ZioMimmo | |


