La casa di Asterione
Ed io ho visto; è superiore a qualsiasi cosa si possa dire in merito; già le piramidi sono al di sopra di ogni possibile descrizione, ma il Labirinto vince il confronto anche con le piramidi. Vi sono infatti dodici cortili coperti, che hanno porte opposte tra loro e sono: sei rivolti verso nord e sei verso sud, contigui. Lo stesso muro li chiude tutt’intorno dall’esterno. Vi sono stanze in doppio ordine. Quelle a livello del suolo che ho visitato, attraversato e quelle sottosuolo, 3000 in numero, 1500 per ciascun ordine. Le stanze del piano superiore le ho viste io stesso e ne parlo quindi per averle visitate; invece quelle sotterranee non posso parlarne che per informazioni ricevute dato che mi è stata assolutamente vietata la visita, asserendo che c'erano solo le tombe dei re costruttori di questo Labirinto e i coccodrilli sacri. Accanto all’angolo del Labirinto vi è una piramide alta quaranta orge sulla quale vi sono scolpiti animali di grandi dimensioni. Vi si accede da una strada sotterranea. Al centro del lago si elevano due piramidi. Ognuna si erge per circa 50 orge e la parte sotto le acque conta altrettanto. Sopra le piramidi si trova una statua colossale di pietra che siede in trono. Il soffitto dei locali è di pietra come le pareti piene di figure scolpite, mentre ogni cortile è circondato da colonne di pietre bianche connesse fra loro alla perfezione. Il tetto di tutte queste costruzioni è in pietra e così pure i muri ricoperti da iscrizioni.1
Ho già avuto modo di parlare di labirinti. Il labirinto è una buona metafora per parlare della vita, l’Universo e tutto il resto. Immaginate l’ingresso come la vostra condizione attuale, l’uscita come ciò che intendete realizzare, mentre i corridoi ciechi, le trappole e tutto ciò di brutto che si trova abitualmente in un labirinto, come i problemi che vi separano dal raggiungimento dei vostri obiettivi2. E’ facile sulla carta, con una mappa del labirinto stesso, trovare il modo migliore per uscire. Lo stesso non si può dire quando invece ci si trova all’interno. Nella vita è lo stesso. Per gli altri è facile analizzare situazioni in cui non sono direttamente coinvolti. Lo stesso non si può dire per chi le sta vivendo in quel momento.
Esistono due o tre metodi per trovare sempre l’uscita in un labirinto quando ci si trova all’interno e non si dispone della mappa. Questa cosa deve farci riflettere sul fatto che nessun obiettivo è tecnicamente irraggiungibile. Certo la strada per raggiungerlo può essere lunga, contorta e costellata di ostacoli3, ma ciò non significa che l’uscita non esista.
Nel caso di labirinti semplicemente connessi (o matematicamente perfetti), quelli in cui non è possibile mettersi a girare in tondo, basta ad esempio camminare tenendo sempre la mano in contatto con il muro alla propria destra. In questo modo si raggiungerà l’uscita, anche se difficilmente il cammino percorso sarà il più breve o il più semplice. Nel caso di labirinti molteplicemente connessi, quelli contenenti corridoi nuovi che riportano a punto del labirinto già visitati, è possibile applicare un metodo topologico che permette di trovarne sempre l’uscita, indipendentemente dal labirinto. Tale metodo comporta la necessità di segnare i corridoi già percorsi, ed è noto come metodo di Tremaux. Anche in questo caso il percorso trovato difficilmente sarà quello migliore.
Questo dovrebbe far riflettere sul fatto che nessun uomo, nel corso della propria vita, può essere sicuro di aver realmente trovato il modo migliore per raggiungere i propri obiettivi. Al massimo potrà cercare di risolvere al meglio i problemi immediati con cui si confronta ma, per quanto possa aver guardato lontano, non c’è sicurezza sul fatto che la sua soluzione scelta sia globalmente la migliore.
E’ possibile che il percorso migliore all’interno di un labirinto sia rintracciabile in maniera deduttiva. Potrebbe esistere, ad esempio, una chiave che guidi il viaggiatore alla ricerca di un particolare percorso dall’interno della struttura. Un bellissimo esempio di labirinto costruito secondo questo canone è presente ne Il nome della rosa di Umberto Eco.
La biblioteca labirinto di Borgesiana memoria, presenza centrale ed ingombrante romanzo del professore Alessandrino, con le sue stanze in cui bruciano incensi capaci di dare visioni, con i suoi orrorifici spifferi e rumori, è vistosamente simbolo di quell’Universo di cui siamo parte ma di cui, al contempo, sappiamo pochissimo. Il positivismo di Eco si legge nel fatto che all’interno stesso della biblioteca sono presenti segni che una volta decifrati portano alla comprensione del segreto. Quando la chiave è stata trovata il labirinto cessa di essere tale. Ma il labirinto di Eco è un labirinto mentale, fatto di dubbi, citazioni, analisi deduttive. In tal senso la conoscenza del segreto del labirinto è metafora del socratico “Conosci te stesso”. E da Socrate, appunto, sono mutuati quell’impegno etico e quindi politico, nonché l’uso dell’ironia che pervade il romanzo e tutti gli scritti del nostro semiologo. Non è detto che non esista una logica che sia in grado di guidare l’uomo alla ricerca dell’uscita del labirinto. Potrebbe esistere una regola che guidi l’uomo nella soluzione dei propri problemi verso il raggiungimento dei propri obiettivi.
Io non so se esista una chiave che permetta di essere padroni della vita l’Universo e tutto il resto. Quello di cui sono sicuro è che voglio girare in tondo il meno possibile.
- Erodoto, Storie - libro II, p. 148 [↩]
- In realtà esistono altri tipi di labirinti, ma questa è un’altra storia [↩]
- Leggi potresti non aver abbastanza tempo per arrivare a trovare l’uscita. [↩]
Argomento: La vita l'universo e tutto il resto, Intalliamiento. Data: 7 Dicembre 2007 Autore: ZioMimmo | |

