Una vita tra le righe

In Italia è attiva una pericolosa cellula terroristica. E’ sotto gli occhi di tutti, ma nessuno la nota. E’ armata di tutto punto, ma nessuno si rende conto della sua pericolosità. E’ pilotata da un gruppo politico integralista ed appoggiata economicamente da grandi gruppi industriali. Come tutti i gruppi terroristici il suo scopo fondamentale è destabilizzare e tenere la popolazione in un clima continuo di tensione e paura. Il movente è il controllo delle abitudini e del modo di vivere dei cittadini. Se pensate che il terrorismo si faccia solo con le bombe, come negli anni di piombo, state sbagliando. Ricordate l’esperimento di Orson Welles nella ‘Guerra dei Mondi’? Certo dal 1938 ne è passato di tempo, ma il rapporto tra media e pubblico è cambiato sul serio? Dopo poco più di trent anni Umberto Eco ha effettuato un esperimento simile a Torino. Proiettò un documentario costruito montando delle immagini di uno sciopero in Francia facendole commentare da un giornalista, volto noto della RAI, raccontando di un sedicente colpo di in Liechtenstein nel periodo di ferragosto dello stesso anno. Alla fine pose agli ascoltatori una serie di domande sulla chiarezza del linguaggio usato nel documentario. Nessuno ebbe dubbi sul fatto che in Liechtenstein ci fosse stato un colpo di stato. L’informazione in Italia oggi è la più forte ed attiva organizzazione terroristica. E’ pilotata e fedele ad una parte della politica che è contestualmente in combutta con la parte più facoltosa degli industriali. Ogni giorno ci mostra, con taglio di giornalismo d’analisi, problemi ed orrori che avvengono nel nostro paese. Contemporaneamente ci mostra uno stile di vita a cui tutti dovremmo aspirare per essere felici e uguali agli altri. Si perché gli orrori che vengono quotidianamente somministrati agli ascoltatori sono tutti dovuti alla diversità e al mancato adattamento allo stile di vita del resto del paese.

Io sono uno abituato a leggere tra le righe e chiedermi perché una persona, quando vuole comunicarmi qualcosa, scelga alcune parole piuttosto che altre o perché costruisca i periodi in un certo modo. Sono convinto, infatti, che con una simile analisi sia possibile individuare i secondi fini di qualcuno che sta costruendo un discorso volutamente capzioso. Dall’altro lato, se il discorso è fine a se stesso, con la stessa analisi è possibile capire tante cose della persona con cui si sta parlando. Ma, come mio solito, sto intalliando ed ho da recuperare intalliamiento su una storia di sole 300 parole1. Vorrei analizzare un articolo apparso domenica scorsa su Repubblica e mostrarvi le conclusioni che ne traggo.

L’articolo è a questo link.

Amato denuncia: “Baby-squillo per pagare i debiti di gioco”

In Italia ci sono bambini che giocano a dadi e che pagano i loro debiti organizzando la baby-prostituzione. E’ l’allarme lanciato da Benevento dal ministro dell’Interno Giuliano Amato. La notizia è terribile: gioco d’azzardo e prostituzione, da sempre la coppia peggiori dei vizi, associati alla parola bambino. Quanti anni avranno questi bambini? Quanto è ampio il fenomeno? Dov’è accaduta questa turpitudine? Non è dato saperlo, forse non è importante. Sicuramente è più importante dare spazio ad una persona di peso, il ministro dell’interno, che dichiara: Ho saputo una cosa sconvolgente, che ci sono bimbi che si giocano a dadi centinaia di euro e che poi organizzano la baby-prostituzione per pagarsi i debiti Se lo dice Amato, a cui sicuramente hanno riferito in maniera completa, dobbiamo fidarci. Poi il ministro aggiunge Questo accade in Italia, tra di noi, e la politica deve cogliere questi fenomeni. Se non lo fa condanniamo il nostro Paese Che persona integerrima il nostro ministro, nel pacchetto sicurezza ci saranno sicuramente cose buone. Una persona che si preoccupa di simili problemi non può che essere un politico affidabile. A questo punto inizia l’operazione di terrorismo mediatico vera e propria. Le parole sono scelte con cura per lasciare un senso di insicurezza generalizzato. Leggiamole come farebbe un buon intalliato. La lettura, anche quella di un quotidiano, è una cosa vuole i suoi tempi. Darle i tempi della TV è sbagliato e favoreggia il nemico.
Sicuramente non si può parlare di un vero e proprio fenomeno, ma le parole di Amato non possono non allarmare, anche se si trattasse di casi isolati.
La cosa non è grave, né generalizzata. In tal caso perché si scomoda il ministro degli interni e si deve muovere l’apparato politico? Se è un caso isolato forse è il caso che i servizi sociali cerchino di capire cosa è accaduto e se c’è responsabilità di qualcuno che dovendo vigilare non l’ha fatto in maniera corretta (sia la famiglia stessa, la scuola, gli insegnanti del catechismo o chi per essi). Invece no. Le parole del ministro non possono non allarmare. Il francesismo non è usato per dare enfasi alla frase, ma semplicemente per far passare un messaggio senza né capo né coda. Immaginate lo stesso periodo in forma affermativa diretta. Le parole del ministro possono allarmare. Come la interpretereste? Quasi sicuramente, dati i nuovi presupposti, vi fareste non meno di una cinica risata. Qual’è il messaggio che passa realmente? Secondo me è “le parole del ministro devono allarmare”. Senza un vero perché. Il motivo reale domani sarà dimenticato grazie a un nuovo fatto di cronaca, magari più barbaro, il senso di insicurezza non può non restare2. A questo punto il giornalista ci fa capire il perché delle preoccupazioni di Amato. Prostituzione e gioco dei dadi forse sono un caso isolato, ma c’è di più. A dircelo è la persona più titolata a parlare: Ernesto Caffo, il fondatore di Telefono Azzurro.
E’ un fenomeno che assomiglia al pizzo: ragazzini indotti a consumare droga, alcol ma anche a sperperare soldi ai videopoker diventano ricattabili. E per ripianare i debiti, vergognandosi di chiedere aiuto ai genitori, sono costretti a ‘pagare il pizzo’ loro imposto da adulti ma anche da coetanei. Cosa fanno i ragazzini per strada pomeriggi interi? Molti vanno in sala giochi. Le sale giochi sono notoriamente ritrovo di individui loschi. In ogni sala giochi c’è un videopoker… mio figlio non mi dirà mai che gioca ai videopoker. Poi scatta l’epifania. Per mesi ci hanno tartassato coi padri di famiglia costretti a vendere la casa per giocare a videopoker. Anche in questo caso il collegamento nascosto è evidente. Inoltre, a giustificare la preoccupazione del ministro Amato, oramai preoccupazione di ogni genitore dai figli in età scolare, c’è la successiva affermazione del dottor Caffo, a cui questa volta si ci riferisce come neuropsichiatra infantile come a voler dire che è uno a cui del modo in cui i bambini pensano non sfugge nulla.
Non è infrequente - prosegue il neuropsichiatra infantile - che gli venga chiesto addirittura di prostituirsi. La vergogna aumenta e la vittima cade sempre più in basso e diventa sempre più vittima dello sfruttatore.
Le parole, indubbiamente vere, del fondatore di Telefono Azzurro pesano come macigni. E’ vero che c’è un problema penosissimo ma, ancora una volta, al posto di cercare i colpevoli e punirli si impasta il problema specifico nel calderone dei problemi generici del nostro paese. Al posto di chiedere al dottor Caffo chi siano le persone che inducono i nostri figli a consumare droga, alcolici o giocare ai videopoker, si comincia a parlare di babygang e periferie degradate. Si vogliono nascondere le responsabilità vere? E’ comodo dare la colpa al contesto e chiudere così un articolo, piuttosto che chiedere perché si è creato quel contesto e chi avrebbe potuto evitare che queste cose accadessero. Continuiamo a commentare l’articolo. Passato l’incubo del videopoker e del gioco d’azzardo il nostro esemplare cronista continua il suo articolo così: Un tragico esempio è la vicenda scoperta nel settembre scorso a Parma che ha coinvolto alcune ragazzine di 14 anni cadute in un giro di prostituzione in cambio di ricariche per il cellulare. Ancora una volta abbiamo un minore, un telefono cellulare, elemento onnipresente nella vita di tutti i giorni, e la prostituzione per pagare le ricariche del cellulare. I genitori, notoriamente, non sono esperti di tariffe e promozioni telefoniche. Quanti genitori si chiederanno, vedendo la figlia costantemente a telefono e nota la sua paghetta settimanale, come possa permettersi tutte quelle telefonate. In questo caso forse l’allarmismo può avere un effetto positivo, ma forse è solo una coincidenza.
Dunque, secondo Caffo “bene ha fatto il ministro Amato a denunciare il fenomeno e la fragilità del sistema che permette tutto ciò e contro il quale è indispensabile adottare strumenti di intervento e aiuto agili ed efficaci e insistere nell’educazione alla legalità”. A questo punto la torta è completa. Bisogna solo spolverarla di zucchero a velo e confettini.

Il fenomeno della prostituzione minorile, e quello dello sfruttamento della prostituzione ad opera di minorenni, è d’altronde sempre più all’attenzione delle forze dell’ordine e della magistratura, insieme a quello della devianza di gruppo (le ‘baby gang’), che interessa soprattutto le aree metropolitane, come sottolineato nell’ultima relazione al Parlamento sull’attività delle forze di polizia. Affianchiamo un tema noto a quello nuovo della prostituzione minorile.

A prostituirsi non sono più solo le ragazzine ma il fenomeno riguarda anche i ragazzi; e non coinvolge più soltanto italiani ma ormai principalmente minori stranieri arruolati, trasferiti e controllati in Italia da potenti organizzazioni criminali. Aggiungiamo preoccupazione per i figli maschi (come se non bastasse il dubbio che appartenga ad una babygang)

Non esistono dati sicuri sull’entità del fenomeno: secondo stime Interpol, in Italia il numero di minorenni sfruttati oscilla tra 18 mila e 23 mila. Quelli segnalati all’autorità giudiziaria sono molto meno: le ultime cifre ufficiali, dell’Osservatorio sulla prostituzione del ministero dell’Interno, dicono che sono stati 118 i minorenni sfruttati nell’intero 2006 e 21 nei primi tre mesi del 2007. Lanciamo un po’ di dati con fonte Interpol per dare quel tocco di realismo che male non fa.

Anche la devianza minorile di gruppo è una realtà che coinvolge sia italiani che immigrati e che desta sempre più allarme sociale. I reati commessi da questi gruppi sono soprattutto le rapine da strada, i furti, gli atti vandalici, le piccole estorsioni. Spesso nelle “bande” si inseriscono anche maggiorenni, e in questi casi i reati sono più gravi: rapine a negozi, banche, uffici postali e spaccio di stupefacenti. Le vittime - secondo la relazione al Parlamento - sono soprattutto coetanei e, occasionalmente, persone adulte. Spesso il valore del bottino è relativamente basso: denaro sottratto ad adolescenti, telefonini, strumenti elettronici, capi di abbigliamento, e così via. Nelle grandi città, dove esistono aree di degrado, operano bande di giovanissimi in prevalenza stranieri; le più note sono quelle sudamericane. Tra le città maggiormente colpite dal fenomeno sono Genova e Milano, dove esistono bande formate principalmente da ecuadoregni e peruviani. Ci buttiamo in mezzo gli immigrati e le solite storie note di violenza urbana per non dimenticare.

Strumenti utili anche a combattere il fenomeno della prostituzione minorile potrebbero arrivare dal ddl sulla prostituzione, che la prossima settimana sarà presentato in preconsiglio dei ministri.

Conclusione il ddl sulla prostituzione, seguito naturale del pacchetto sicurezza, risolverà a posteriori i nostri problemi e migliorerà la vita dei nostri figli.

Quali sono sul serio le cause dei problemi sociali dell’Italia? Chi spinge i nostri figli (e noi stessi), a voler mantenere a tutti i costi questo stile di vita dissoluto? Più leggo i giornali più mi rendo conto che i giornalisti italiani si fanno le domande sbagliate. A chi giova?

Aggiunta postuma del 21/11
ho anticipato di 12 ore le grandi testate giornalistiche… certo il mio non era che uno sfogo rispetto ad una cosa che già pensavano in molti, però potete leggere qui e qui che non stavo proprio sclerando!

  1. 3° teorema dell’intalliodinamica: l’intalliamiento in un sistema chiuso è sempre in aumento []
  2. se avessi scritto “l’insicurezza resta”, il senso della frase sarebbe cambiato? []

Argomento: Politica. Data: 20 Novembre 2007 Autore: ZioMimmo | |

Un commento to ' Una vita tra le righe '

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  1. UMI said,

    il Novembre 24th, 2007 alle 17:25

    Lungo :) e interessante ma quoto il tutto, anche se alla luce dei fatti “per chi ha gli occhi aperti” non è poi così “tra le righe”!

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