Guardate attentamente questa immagine: la ballerina sta ruotando in senso orario o antiorario? La risposta giusta, in questo caso non c’è. Perchè? Dipende tutto da come usate la testa! Si perchè la vostra risposta dipenderà da quale dei due emisferi del vostro cervello, destro o sinistro, domina sull’altro.
Se vedete la ballerina ruotare in senso orario, in voi prevale la parte sinistra del cervello. E’ la parte dedicata alla logica, all’attenzione per i dettagli, al linguaggio, alla scienze che si basano su studi empiri, pratici, di comprensione, conoscenza e apprendimento. La stessa che si occupa di preparare strategie, la parte più pratica di voi.
Per farle invertire rotazione, provate a lasciarvi andare un po’ di più, date più spazio alla parte che si occupa di immagazzinare e gestire le immagini e liberate la fantasia e le emozioni.
Se vedete la ballerina ruotare in senso antiorario, in voi prevale l’emisfero destro. E’ la parte che generalmente svolge le funzionalità che si avvicinano di più al vostro essere impulsivi, la percezione delle sensazioni, alla visione di insieme, all’immaginazione. Quella che gestisce la vostra percezione dello spazio, le vostre fantasie, l’impeto e il prendersi dei rischi.
Se volete vedere l’immagine girare in senso opposto il consiglio è di provare a concentrarvi di più, a porre più attenzione ai particolari dell’immagine.
E’ bello vivere in un mondo sfumato, dove tutto è avvolto da una foschia non troppo densa. Quando i contorni non sono netti ed ogni cosa si confonde col resto, sei consapevole che per te è lo stesso. Confuso col resto del mondo, ti senti più partecipe dell’Universo. Un contorno netto dà l’impressione che ogni cosa sia chiusa e limitata. Sai dove comincia, sai dove finisce. Un contorno sfumato dà l’impressione che una cosa non abbia una vera fine, le cose sono perse l’una nell’altra. Diverso è il modo in cui provi le solite sensazioni. E’ un po’ come nei sogni: non c’è mai un contorno netto ed ogni cosa è pronta a trasformarsi in ogni altra. E’ la trasformazione continua, l’idea che diventa altra idea, che permette quell’evoluzione costante che è la nostra vita. Non è la vita ad essere sogno, ma il sogno ad essere vita. Tutte le persone si alimentano di sogni. Il problema è che col passare del tempo se ne dimenticano e cominciano ad alimentarsi d’altro. Dato che c’è sempre meno nebbia in giro, l’unico modo per non vedere le differenze e sembrare parte dell’Universo è omologarsi. Dall’Universo si passa al sistema. Il sistema si ingrossa mangiando i nostri sogni e noi cominciamo a trasformarci in elementi sempre più indistinti nel sistema stesso. La cosa tragica è che questa cosa succede con coscienza e in molti sono convinti che sia l’unica cosa possibile. Io sono ciò che di me mostro agli altri. Dato che me stesso è andato a farsi fottere a causa dell’omologazione, lo sostituisco con qualche altra cosa. Se non ho me stesso non ho niente, per cui devo per forza prendere qualcosa dall’esterno e farlo mio.
Vorrei che tutto ciò che mi circonda assumesse quel contorno sfumato tipico di ogni sogno. Vorrei che tutti si rendessero conto che “io sono colui che sono” è il punto di partenza non quello a cui tornare. Vorrei che tutti si rendessero conto di essere parte distinta di un tutto indistinto, dove ogni persona è necessaria, ma nessuna da sola è sufficiente. Vorrei che nessuno usasse la nebbia come nascondiglio ma ognuno, conscio del fatto di essere parte del tutto, si sentisse libero di esprimere se stesso nella maniera in cui ritiene opportuno. Odio ciò che ti dice cosa sei e come devi essere per esprimere ciò che sei. Odio tutto ciò che è sistema. Amo la nebbia.
ZioMimmo presidente degli intalliati? Secondo google sono il primo tra gli intalliati in rete. Provare per credere! Cercate intalliato su google. Questo è il risultato alle 11.30 del 20/11/2007.
In Italia è attiva una pericolosa cellula terroristica. E’ sotto gli occhi di tutti, ma nessuno la nota. E’ armata di tutto punto, ma nessuno si rende conto della sua pericolosità. E’ pilotata da un gruppo politico integralista ed appoggiata economicamente da grandi gruppi industriali. Come tutti i gruppi terroristici il suo scopo fondamentale è destabilizzare e tenere la popolazione in un clima continuo di tensione e paura. Il movente è il controllo delle abitudini e del modo di vivere dei cittadini. Se pensate che il terrorismo si faccia solo con le bombe, come negli anni di piombo, state sbagliando. Ricordate l’esperimento di Orson Welles nella ‘Guerra dei Mondi’? Certo dal 1938 ne è passato di tempo, ma il rapporto tra media e pubblico è cambiato sul serio? Dopo poco più di trent anni Umberto Eco ha effettuato un esperimento simile a Torino. Proiettò un documentario costruito montando delle immagini di uno sciopero in Francia facendole commentare da un giornalista, volto noto della RAI, raccontando di un sedicente colpo di in Liechtenstein nel periodo di ferragosto dello stesso anno. Alla fine pose agli ascoltatori una serie di domande sulla chiarezza del linguaggio usato nel documentario. Nessuno ebbe dubbi sul fatto che in Liechtenstein ci fosse stato un colpo di stato. L’informazione in Italia oggi è la più forte ed attiva organizzazione terroristica. E’ pilotata e fedele ad una parte della politica che è contestualmente in combutta con la parte più facoltosa degli industriali. Ogni giorno ci mostra, con taglio di giornalismo d’analisi, problemi ed orrori che avvengono nel nostro paese. Contemporaneamente ci mostra uno stile di vita a cui tutti dovremmo aspirare per essere felici e uguali agli altri. Si perché gli orrori che vengono quotidianamente somministrati agli ascoltatori sono tutti dovuti alla diversità e al mancato adattamento allo stile di vita del resto del paese. Continue reading ‘Una vita tra le righe’
Tempo fa, qualcuno mi chiese se fosse possibile, per un intalliato della mia portata, riuscire a raccontare una storia usando meno di 300 parole. Raccolsi la sfida, conscio del fatto che una cosa del genere sarebbe stata un cambiamento. Queste sono le metamorfosi secondo ZioMimmo. Buona lettura.
“Dicono che vino e carte siano una malattia. Sarò anche malato, ma almeno vivo contento.”
“Vedo che è d’accordo. E’ anche lei un giocatore?”
“Che bel mazzo, sembra di gran pregio. Posso?”
“Che colori e che dettaglio nelle incisioni! La donna di coppe, com’è sensuale! Per non parlare dei cavalli, irrequieti, e che sguardo fiero!”
“Una partitina a briscola? 10 lire a punto, o fissiamo la giocata?”
“Sta scherzando? Sappia che sono un giocatore, per parafrasarla, direi di peso!”
Ancora non credeva di aver perso in quel modo. L’accenno di una bestemmia gli rimase in gola senza riuscire a raggiungere le labbra. Poi un’arsura, come se la pelle si stesse seccando e diventando scaglie. Cercò di alzarsi, ma le sue gambe erano rigide. Sentiva le ginocchia tutt’uno con i femori e questi ultimi col resto della gamba. Avrebbe voluto guardarsi intorno per invocare aiuto, ma non era capace di muovere la testa. Si sentiva più piccolo e come se si stesse appiattendo e allargando. Quello che proprio non riusciva a spiegarsi era perché stesse alzando le braccia. Oramai vedeva il mondo come se fosse stato steso. Sentiva gli altri, ma nessuno pareva lo ascoltasse, o forse era lui a non riuscire a parlare. Non sentiva nemmeno più il suo cuore pulsare. Un ragazzo lo fissò stupito per un po’. Poi lo vide guardare l’uomo contro cui aveva perso. Solo in quel momento tutto gli fu chiaro. –Il tuo peso in oro…- “Bello questo tre bastoni, ha un paio di baffi identici a quelli di un ubriacone che viene ogni sera a giocare a carte qui!” sentì –…oppure te-
Sapete tutti quanto stimi e rispetti Don Philip Morris, tabaccaio londinese inventore delle sigarette confezionate. Un po’ meno stimo l’omonima multinazionale produttrice delle mie sigarette preferite le Marlboro. A questo link, trovate la storia fotografica, pubblicata dal Los Angeles Times, di un soldato americano che, dopo aver combattuto in Iraq, soffre della sindrome del Vietnam. Cosa c’entra con Don Philip Morris? La prima parte della sua storia è tutta incentrata sulla sua sigaretta preferita: la Marlboro. Buona visione!
Non mi piace l’ambiente che c’è intorno al calcio. Se è vero che i delinquenti sono ovunque, dovete ammettere che in certi posti si concentrano in maniera esorbitante. Non valgono giustificazioni del tipo: la prima legge del decalogo ultras dice che gli scontri vanno fatti a mani nude. Una proposizione del genere è inammissibile. La violenza fisica deve essere bandita da tutti gli sport. La guerriglia più o meno gratuita che si scatena tra le opposte tifoserie o tra tifoserie e forze dell’ordine va condannata a prescindere.
Con questo non giustifico affatto il poliziotto che ieri ha sparato, in maniera del tutto gratuita, ad un tifoso laziale e sono pienamente d’accordo con i tifosi che pretendevano lo stesso stop del campionato che c’è stato quando, l’anno scorso, un commissario di polizia fu ucciso durante degli scontri tra tifosi e forze dell’ordine a Catania.
Trovo però strano che un gruppo di persone metta a ferro e fuoco un intero quartiere e la sede del CONI per eventi legati ad incontri sportivi e contestualmente non ci sia tanta gente a manifestare quando alcune leggi che limitano vistosamente le nostre libertà personali vengono votate dal parlamento. Questo non può significare che una cosa: chi partecipa agli scontri pretende una legalità, che non è disposta a rispettare a propria volta, da parte dei rappresentanti dello Stato. Chi partecipa ad uno scontro, anche se provocato, è (a meno che non lo stia facendo solo per trarsi da impaccio da una situazione difficile), un criminale. La legalità in uno stato di diritto non si può chiedere con azioni violente. I cittadini onesti, durante uno scontro, scappano e cercano di portare a casa la pelle. Scuse del tipo: oramai ci sono dentro, almeno mi levo la soddisfazione di avergli dato un pugno, etc.etc.etc. sono usate semplicemente per giustificare una risposta violenta alla violenza. Non c’è via di mezzo: il comportamento di talune frange di tifosi è da CONDANNARE. Allo stesso modo è da CONDANNARE il comportamento della maggior parte delle forze dell’ordine durante le manifestazioni. Andare a rubare uno striscione per distruggere un gruppo organizzato tifoso della squadra avversaria è un’usanza barbara. Sostenere la squadra non significa oltraggiare i tifosi avversari. Sostenere la squadra non significa battersi fisicamente con i tifosi delle squadre avversarie per mostrare la propria potenza. C’è solo una parola per rispondere a coloro i quali parlano di coerenza e mentalità ultras: VERGOGNATEVI! La stessa parola va usata per le forze dell’ordine che, sempre più spesso, agiscono per puro spirito di corpo, contro i cittadini più pacifici che manifestano in modo onesto la loro passione per i colori della squadra che supportano. Prendete come esempio i tifosi di rugby. Perché dovete guardare sempre al peggio e mai al meglio? Pensateci.