Di nuovo a casa
Sono passate otto settimane meno due giorni da quando sono partito. Era il 30 luglio. Mi è capitato spesso di andare all’estero, vuoi per piacere, vuoi per lavoro, ma non ero mai stato cosi’ tanto tempo senza mai tornare a casa, almeno per un fine settimana. La scelta del non rientro, devo ammetterlo, è stata del tutto personale: sarei potuto tornare tranquillamente un weekend a fine agosto, ma ho accampato ogni genere di scusa per evitarlo. E’ stata una specie di prova generale, direi. Fortunatamente gli amici che sono venuti a trovarmi la settimana di ferragosto, che ancora ringrazio, e le nuove amicizie strette con gli indigeni la settimana dopo, hanno fatto si che le giornate (o forse dovrei dire le serate e i weekend perché sono quelli il problema quando ti trovi fuori da solo per lavoro), passassero in maniera spensierata. Sono stato bene in Francia. Ho assaporato quel rispetto e quella tolleranza di cui lamento continuamente la mancanza nel nostro paese. Le persone non sono molto diverse da noi napoletani: gente orgogliosa, di cuore, ma ferma e precisa. Sarà che forse ho avuto a che fare solo con bretoni e mai con francesi veri (non azzardatevi a dire ad un Nantese che Nantes è nella regione della Loira! Anche se è cosi’ loro preciseranno che è solo un fatto amministrativo: sono bretoni! E si sentiranno feriti come un napoletano a cui avee dato del salernitano). E’ bello fermarsi a parlare di politica con chiunque e non sentire nessuno dire “tanto sono un’immondizia”, oppure “no io non credo negli ideali, perché nella vita di tutti i giorni non cambia niente”. Ma la cosa più bella è stata “sono preoccupato per Sarkozy, credo che appena sbaglia scenderemo in piazza e poi di nuovo e di nuovo fino a quando andrà via”. Questa è gente che la rivoluzione ce l’ha nel sangue… Ma basta con la nostalgia, oramai sono tornato a casa. E’ stato bellissimo rivedere il golfo ed il vesuvio dall’aereo. Quando siamo passati bassi su corso Secondigliano e ho visto quel palazzo con la scritta Kimbo mi è venuta la pelle d’oca e, nonostante le lamentele, sono felice.
Oggi sono felice, ma talmente felice -fumo dai cumuli di immondizia incendiati- che quasi quasi mi metterei a piangere (per la felicità? Chissà).
Ma è vero oppure no che sono tornato a Napoli,-aeroporto di Capodichino, 1 ora aspettando la valigia che intanto era a Milano- è vero che sono di nuovo qua?
Il treno era ancora nella stazione -un tizio in taxi abusivo mi invita a salire, sento la voce di Gianni Celeste dallo stereo- quando ho sentito i primi mandolini!
Questo è il paese del sole, questo è il paese del mare…
questo è il paese dove tutte le parole, possono essere dolci o amare,
ma son pur sempre parole d’amore.
Allanm 'e chitammuort staje a mez' or' ferm int 'a st'incrocio t vuo' menà o no?
Argomento: La vita l'universo e tutto il resto. Data: 21 Settembre 2007 Autore: ZioMimmo | |

