Mi ha detto un’indovino(*)…
Stasera mi è capitata quell’esperienza di cui avevo bisogno per confermare il castello di pensieri che ho elaborato in questi ultimi due anni della mia vita. Forse è vero che a voler cercare conferme nelle coincidenze queste si trovano sempre, un po’ come quando ci si riconosce puntualmente nell’oroscopo letto la sera, ma oramai le mie ipotesi hanno avuto la conferma necessaria. L’impensabile è accaduto ed io so. Il libero arbitrio è un’invenzione usata dalle religioni monoteiste per soggiogare le masse. Dopo ipotesi su ipotesi, verifiche di associazioni logiche passate al vaglio della ragione in pefetto stile Ockhamista ho avuto la mia controprova.
Si è presentata in una Renault 5 marrone, parcheggiata affianco alla mia Panda, circa un’ora fa. Sono sceso a prendere le sigarette in macchina. Il tempo di chiudere la portiera e affianco alla macchina se ne è parcheggiata un’altra. Sono scesi tre personaggi che sembravano usciti da un film della Disney. Un tipo jamaicano tra i 20 e i 30 anni in pantaloncini, canotta e sandali, con i capelli corti ma pettinati in treccine minuscole (non senza un pizzico di nostalgia, se avessi i capelli li vorrei portare come i suoi), una ragazza anche lei di colore, bassa e grassa, con due immense tette matriarcali quasi a dover allattare un intero orfanotrofio ed un culo che sembrava una vecchia Telefunken da 32″, di quelle con lo chassis in legno massiccio ed il telecomando con gli infrarossi talmente potenti da fare invidia a un forno a microonde. E poi c’era lei. Vecchia che non saprei dire quanto. Abbigliata dei colori più caraibici che io abbia mai visto. Con la pelle cascante del doppio mento che assomigliava ad una iguana e la voce talmente bassa e ricca di armoniche da sembrare l’intera sezione degli ottoni in basso e baritono della filarmonica di Vienna.
Li ho osservati di sfuggita afferrare buste e pacchi dalla loro auto mentre mi avviavo al portone del residence e, quando ho visto che erano tutti carichi e venivano verso la stessa porta, li ho aspettati mantenendola aperta. Li ho salutati nel mio miglior francese(**). La vecchia ha alzato lo sguardo quando mi è passata affianco ed io, rivolgendo un inchino con la testa, le ho detto “Madame”. Ha sbarrato gli occhi ed è sbiancata. E’ strano il modo in cui sbianca una persona di colore. Mi ha detto qualcosa che suonava tipo “Tu es Exu!”. Io non mi aspettavo che un saluto o un grazie e la mia faccia deve aver trasmesso curiosità o meraviglia. Lei ha poggiato le sue buste a terra e mi ha abbracciato, mentre i ragazzi le dicevano, credo, di lasciarmi in pace. Ho chiesto se ci fosse qualcuno che parlasse inglese o italiano, anche perché la signora ha pronunciato un mare di parole nel mentre. Il ragazzo si è offerto di tradurre in inglese, ma poi ha aggiunto di non darle retta perché stavo parlando con una persona “a bit crazy, but don’t worry she’s not dangerous”.
Pochi istanti dopo ho scoperto che alloggiano nelle due stanze di fronte alla mia, una è proprio quella di Pisellino e UomoPace. Li ho salutati di nuovo ma lei mi ha accarezzato la fronte ed invitato a bere un caffè. Ho cercato con lo sguardo il mio punto di riferimento linguistico che ha annuito. La ragazza è entrata nell’altra stanza e lui è venuto con me e la vecchia.
Si è presentato, quindi mi ha presentato sua mamma. La ragazza, mi ha spiegato, è la sua futura moglie. Sono in vacanza in Francia e vengono dalla Martinica. Lui studia medicina, è più giovane di me e spera di trasferirsi in Europa ma è consapevole che il colore della sua pelle non lo aiuterà molto. Gli dico che sono italiano di Napoli e lui mi dice di conoscere Maradona. Non so se la cosa mi fa piacere. Avrei preferito qualcosa più neutrale come la pizza o il mandolino. Gli chiedo di questo Exu e se per caso io assomigli a qualche loro parente. Lui ride e mi spiega che Exu è il messaggero delle forze naturali, una specie di Mercurio per i greci, ma meno divino e più folcloristico. Poi comincia a raccontare una storia di schiavi e religioni, di spiriti protettori diventati santi cristiani, di cancellazione di una cultura e di creazione di una cultura nuova, roba degli ultimi cento anni. Devo aver già letto questa storia, gli dico ciò che so e lui annuisce. Il caffè è pronto, fatto alla araba. Gli dico che noi lo beviamo in modo molto diverso ma, a dire il vero, anche così non mi dispiace. La vecchia mi prende la mano e non la guarda. Usa il pollice per seguire le varie linee che mi tagliano il palmo e, sempre con gli occhi rivolti al cielo, comincia a raccontare. Le parole della vecchia sono seguite a breve, in inglese da quelle del figlio. Oxossi veglia su di te e ti fa essere saggio e leale. Sei uno scienziato, mi dice, se fossi nero saresti un bravo sciamano. C’è qualcosa che ti turba, sei continuamente alla ricerca di qualcosa, forse l’hai trovata, ma non ne sei sicuro. Non è il potere, né la ricchezza ciò che insegui e nemmeno la fama. Le tue conoscenze ti porteranno lontano. Un giorno saprai e capirai di aver capito, ma fino ad allora il tuo animo sarà come la cima di un albero scosso dalla tempesta. Poi mi chiede se voglio sapere qualcosa in particolare. Le chiedo se avrò dei figli maschi. Lei ride. Mi dice che non mi sposerò mai, e questo già lo sapevo, ma in compenso avrò almeno altri due figli da altrettante donne. Le chiedo perché altri, e lei mi dice che dovrei sapere di avere già un figlio di quasi due anni. Questa volta sbianco io. Mi dice che è al nord, che è biondo come la madre, ma che avrà i peli sulla schiena come il padre. Mi raccomanda di non cercarlo perché adesso sarebbe troppo presto. L’uomo che vive con quella donna è convinto che il figlio sia suo. Mio figlio saprà, ma non adesso. Ci incontreremo quando i miei capelli saranno bianchi e io forse non ricorderò nemmeno più di questa discussione. Mi dice anche che diventerà una persona importante, forse un professore, e che tutti i suoi figli saranno bruni come me, avranno nomi italiani e il primo si chiamerà come me. Magra consolazione per uno zio sapere che diventerà nonno, che suo nipote si chiamerà come lui, ma forse non lo conoscerà mai. Quindi le chiedo della salute. Mi dice che dovrei fumare un po’ meno. Dopo i pasti, dopo il caffè, e un sigaro o un po’ di marjuana la sera, ma non troppa, la mia mente deve poter viaggiare, ma non deve mai allontanarsi troppo, devo ricordarmi bene di ciò che vedo. Oxossi però mi sarà vicino e mi ricorderà che sto esagerando. In compenso posso bere quanto voglio perché per me l’alcol è come l’acqua per le persone normali. Il figlio ride ed aggiunge, “vorrei l’avesse detta a me sta cosa”. Gli chiedo se ha della marjuana ma niente, si giustifica dicendo che appena arrivato a Nantes. In compenso mi offre un piccolo sigaro. E’ il più storto che io abbia mai visto ma tira benissimo. E’ dolciastro ed ha un fumo grasso che mi da un po’ alla testa. Dopo il sigaro mi congedo e lei mi dice di aspettare, deve fare lei a me una domanda. Parlotta un po’ a bassa voce col figlio. Non capisco cosa mi dicono. Lui sembra teso poi mi chiede: “Have you ever been visited by a flying green lady made of smoke and light?” La mia pelle si accappona. Me ne ero quasi dimenticato. E’ un vecchio sogno che facevo spesso da ragazzino e puntualmente mi svegliavo ma stavo ancora sognando e ne ero consapevole. L’ho fatto l’ultima volta qualche mese fa, penso a dicembre o gennaio. Lei si accorge che sono spaventato e mi stringe la mano. Chiede curiosa “ti sorrideva?”. Ora che ci penso si mi sorrideva, l’ho sempre visto come un ghigno malefico ma non mi ha mai fatto niente di male, né è mai stata aggressiva nei miei confronti. Semplicemente mi guardava con quel suo sinistro soriso. Le spiego com’era fatta e dico che credo di si, tutto sommato mi sorrideva. Lei mi sorride e dice che sono molto fortunato a riuscire a vederla. Mi dice di provare a farle una domanda la prossima volta che la incontro. E’ obbligata a rispondermi la verità. Le chiedo chi è e lei risponde. Ma non ho bisogno della traduzione del nipote.
E’ la morte naturalmente.
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(*)l’indovino in questione è donna, quindi l’apostrofo ci vuole.
(**) lo stesso con cui ho chiesto il conto alla crepperia la sera che sono stati qui a cena Pisellino&UomoPace (e fatevelo dire da loro l’effetto che fa!).
Argomento: Storie. Data: 28 Agosto 2007 Autore: ZioMimmo | |

